CRONACHE TARANTINE
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La crisi del caro-gasolio sta bloccando le marinerie del Sud Italia e di tutto il Paese, con i pescherecci costretti a restare in porto perché uscire in mare è diventato economicamente insostenibile.
Per non tergiversare troppo, un peschereccio, di media, spende tra i 400 e i 1.100 euro giornalieri di gasolio (a parte i costi di equipaggio e altri costi di gestione). Da quando è cominciata la crisi, i costi sono praticamente raddoppiati.
Per far fronte all'emergenza, il Consiglio dei ministri ha stanziato 10 milioni di euro per la pesca (oltre a circa 60 per l'agricoltura), che dovrebbero così coprire il 10% dei costi sostenuti negli ultimi mesi. Una goccia, se si vuole, ma almeno serve a far rifiatare un settore, che vede prosciugare i propri profitti.
Restando dalle parti nostre, va ricordato che la flotta pugliese rappresenta circa il 12% dell'intera flotta italiana, seconda soltanto alla Sicilia. Naturalmente, anche qui la protesta si è fatta sentire. Il raddoppio dei costi ha portato quelli del gasolio, di media, sino al 40-50% in più, passando da circa 0,65 € al litro a punte di 1,50 € al litro. Dunque, per una barca medio-piccola, il costo del pieno è raddoppiato (passando da circa 4.000 € a circa 8.000 € ogni sei giorni); per le imbarcazioni più grandi si arriva a circa 13.000 € a uscita.
Diverse le richieste avanzate al Governo. Dalla proroga e sblocco del credito d'imposta sul carburante al ripristino degli sgravi contributivi, passando da misure di sostegno come la sospensione di mutui, contributi e cartelle esattoriali, oltre che nuovi ristori e fondi dedicati, ovviamente in più rispetto a quanto stabilito dal Consiglio dei ministri.
Sempre restando in Puglia, la Regione ha messo a disposizione 11 milioni di euro per sostenere le imprese della pesca e dell’acquacoltura, comprese quelle della molluschicoltura e della mitilicoltura, colpite dall’aumento dei costi di gestione. Le procedure per l’erogazione dei contributi sono in corso e ormai prossime alla conclusione, con l’obiettivo di garantire liquidità alle aziende e aiutarle a superare questa fase di difficoltà.
Il Fondo è stato rifinanziato con 3 milioni di euro per il 2026, destinati a compensare i danni causati da eventi naturali e meteomarini eccezionali verificatisi tra il 2024 e il 2026.
Tra le novità più rilevanti c’è la possibilità di riconoscere aiuti alle imprese della molluschicoltura anche per affrontare problemi legati alla salute e al benessere degli animali allevati. Sono inoltre previsti indennizzi nei casi di sospensione temporanea dell’attività dovuta a episodi eccezionali di mortalità di massa, quando la mortalità annua supera il 20% oppure le perdite economiche oltrepassano il 30% del fatturato medio annuo dell’impresa.
Le modifiche puntano anche ad accelerare le procedure, dando priorità alle richieste relative agli eventi calamitosi già riconosciuti e organizzando i tempi per consentire alle imprese di accedere più rapidamente agli aiuti.
Scendendo nel particolare, e cioè nella nostra provincia, la crisi è duplice. La flotta conta 80-90 pescherecci. Ma naturalmente non può dimenticarsi che il settore trainante è la mitilicoltura, che impegna oltre 1.300 addetti. In questi giorni, poi, è grande il dibattito sull'inserimento di semi delle cozze non autoctoni per dare fiato a un comparto cui il caldo estremo ha provocato gravi danni. Non tutti concordano con questo orientamento, però.