CRONACHE TARANTINE
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Non sarà soltanto un intervento di riqualificazione urbana.
La prevista rimozione dell’asfalto lungo via Duomo potrebbe trasformarsi in un vero viaggio attraverso i secoli, riportando alla luce una stratificazione storica che non ha eguali. A rilanciare il tema è lo storico locale, autore e presidente dell’associazione Nobilissima Taranto, Nello De Gregorio, che invita la città a non perdere un appuntamento «con la grande storia».
«Appuntamento con la grande storia. Non perdiamolo». È l'appello lanciato da Nello De Gregorio dopo l'annuncio del vicesindaco Mattia Giorno sull'imminente avvio della gara per la rimozione dell'asfalto di via Duomo e la riemersione del basolato lavico ottocentesco. Avevamo spiegato nella giornata di ieri, 22 ottobre.
L'intervento rientra tra quelli finanziati nell'ambito delle schede Cis, con risorse assicurate durante il Governo Conte II anche grazie al ruolo svolto dal senatore Mario Turco come responsabile del tavolo Cis.
Per De Gregorio si tratta di uno dei progetti più complessi ma, allo stesso tempo, più affascinanti tra quelli programmati per la Città Vecchia.
«La riemersione del basolato può rappresentare un'occasione straordinaria per evidenziare e valorizzare quella unicità, quella stratificazione storica e urbanistica che fanno della città vecchia di Taranto uno dei luoghi più straordinari al mondo», sottolinea.
Lungo via Duomo, infatti, secondo la documentazione archeologica, sotto l'attuale strato di asfalto convivono diverse epoche della storia cittadina: il basolato lavico ottocentesco, il lastricato calcareo, la strada bizantina, il tratto urbano dell'Appia e perfino l'antica strada greca.
Una tesi che trova riscontro negli studi dell'allora soprintendente archeologo Felice Gino Lo Porto, illustrati durante il Convegno di Studi sulla Magna Grecia del 1970. Nella sua relazione, Lo Porto ricordava il ritrovamento avvenuto nel 1931 durante i lavori per la nuova rete fognaria di via Duomo, accanto alla cattedrale di San Cataldo.
A circa settanta centimetri di profondità emerse una strada lunga circa diciotto metri, caratterizzata da ciottoli calcarei e dai profondi solchi lasciati dal passaggio dei carri. Gli scavi successivi portarono alla scoperta di un secondo livello stradale, ancora più antico, meglio lastricato e dotato di una struttura più regolare e compatta.
Secondo l'archeologo, la strada superiore poteva essere quella bizantina, realizzata nell'XI secolo sotto Niceforo Foca lungo il tracciato della viabilità precedente, greca e romana, successivamente collegata alla Via Appia.
«Le foto d'epoca conservate nell'Archivio fotografico della Soprintendenza e pubblicate nel mio libro Percorsi della Memoria del 2024 sono più che esplicite», evidenzia De Gregorio.
Da qui l'auspicio che il progetto esecutivo tenga conto di queste evidenze archeologiche e storiche. «Mi pare più che legittimo che i lavori vengano realizzati considerando prioritariamente questi dati e offrano la possibilità di ammirare questa straordinaria e unica stratificazione storica, della quale solo noi possiamo disporre e che possiamo mostrare al mondo. Urbi et Orbi».
Per lo storico tarantino, dunque, la riqualificazione di via Duomo non dovrà limitarsi al recupero della pavimentazione ottocentesca. La vera sfida sarà trasformare un'opera pubblica in un racconto a cielo aperto capace di mostrare, strato dopo strato, oltre duemila anni di storia della città. Una finestra unica sul passato che potrebbe rendere ancora più prezioso il cuore antico di Taranto.