CRONACHE TARANTINE
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Confartigianato celebra gli 80 anni con l’annuncio del Governo. Modifiche alla normativa del 1985 per favorire crescita, occupazione e competitività delle imprese artigiane.
Una svolta attesa da anni dal mondo dell’artigianato arriva nel giorno dell’ottantesimo anniversario di Confartigianato. Nel corso dell’assemblea nazionale della Confederazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la riforma della legge quadro sull’artigianato, risalente al 1985. Poche ore dopo, il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo proposto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Un passaggio che Confartigianato considera il risultato di un lungo lavoro di rappresentanza. «Un artigiano può costruire da solo un’impresa straordinaria, ma per cambiare le regole serve una voce collettiva forte e ascoltata», ha dichiarato il presidente di Confartigianato Imprese Taranto, Giovanni Palmisano. «L’annuncio della riforma durante l’assemblea degli 80 anni e il successivo via libera preliminare del Governo rappresentano un riconoscimento al ruolo dell’artigianato e all’autorevolezza conquistata dalla nostra Confederazione».
Palmisano ha evidenziato anche il contributo del presidente nazionale Marco Granelli, sottolineando come la richiesta non fosse quella di un semplice aggiornamento normativo, ma di un cambiamento capace di incidere sulle prospettive di sviluppo del Paese. «Le imprese artigiane devono poter investire, assumere e competere senza essere penalizzate da regole ormai superate», ha affermato.
L’assemblea ha assunto un forte rilievo istituzionale grazie alla partecipazione della presidente del Consiglio e di numerosi rappresentanti del Governo, oltre ai messaggi inviati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Mattarella ha ricordato il ruolo dell’artigianato nella ricostruzione del Paese e la tutela garantita dalla Costituzione, mentre Meloni ha definito gli artigiani «beni culturali viventi».
Al centro della riforma c’è il superamento di alcuni limiti che, secondo le associazioni di categoria, hanno frenato la crescita delle imprese. Sebbene mercati, tecnologie e organizzazione del lavoro siano profondamente cambiati negli ultimi decenni, la qualifica artigiana continua a essere legata anche a soglie dimensionali. Una situazione che può scoraggiare investimenti e assunzioni.
«Abbiamo finito per proteggere la dimensione anziché il mestiere», ha osservato Palmisano. «La piccola impresa resta una ricchezza, ma non può diventare un vincolo per chi ha la possibilità di crescere. Il saper fare non perde valore con nuove assunzioni o nuovi investimenti e deve essere riconosciuto come una forza da valorizzare».
I provvedimenti seguono due percorsi distinti. Da un lato il decreto legislativo prevede maggiore flessibilità negli assetti societari, semplificazioni e valorizzazione di figure come il maestro artigiano e la bottega-scuola. Dall’altro, la legge di bilancio dovrebbe introdurre una misura che consentirà alle imprese artigiane attive da almeno sette anni di mantenere la qualifica anche aumentando il numero dei collaboratori, entro limiti che saranno definiti successivamente.
Per il territorio ionico il tema assume un significato particolare, alla luce delle incertezze legate alla crisi dell’ex Ilva. «Mentre discutiamo dei posti di lavoro che rischiamo di perdere, dobbiamo chiederci anche quanti possiamo crearne», ha sottolineato Palmisano. «Officine, imprese di manutenzione e realtà manifatturiere specializzate possono crescere, assumere e inserirsi in nuove filiere produttive. Non si tratta di un’alternativa alla grande industria, ma di una componente essenziale dell’economia che Taranto deve costruire».
Secondo il presidente di Confartigianato Taranto, la riforma rappresenta dunque un’opportunità concreta per rafforzare il tessuto produttivo locale e favorire nuova occupazione. «Le imprese non ci chiedono solo di difenderle nel presente, ma di aprire loro la strada per il futuro», ha concluso. «La storia di Confartigianato si misura anche dalla capacità di rendere possibili i cambiamenti necessari per le nuove generazioni di imprenditori».