Image

Dopo la sentenza della Cassazione che ferma l'area a caldo, il coro unanime del mondo delle imprese tarantine.

È un coro unanime di preoccupazione quello che arriva dal mondo delle imprese tarantine dopo la sentenza della Cassazione che ferma definitivamente l'area a caldo dell'ex Ilva. Quattro presidenti, quattro voci diverse, ma un unico allarme per il futuro di Taranto.
Apre Nicola Convertino, presidente AIGI: "Prendiamo atto della sentenza, finalmente abbiamo una certezza. Per anni abbiamo vissuto nell'incertezza più totale. Ora il Governo deve fare subito due cose: bonifiche e decarbonizzazione, immediatamente. Ma siamo molto pessimisti. Non ci sono le condizioni di continuità. Non è escluso il licenziamento collettivo da parte delle nostre imprese".
Convertino è durissimo: "Le imprese faranno le imprese. Se qui non ci sono più le condizioni, andremo via da Taranto. Andremo in Europa, dove ci aspettano a braccia aperte e la riconversione è già in atto da anni. A pagare il prezzo più alto saranno 2-3 mila operai generici, quelli dell'area a caldo, senza specializzazione. In altre città d'Italia 130 licenziamenti fanno rumore nazionale, qui migliaia di posti persi passano quasi inosservati. Basterà una passeggiata per Taranto per vedere la povertà che avanza".
Seconda voce, Fabio Greco, presidente Confapi. Non rilascia una dichiarazione ufficiale. Appare provato: "Ho parlato troppo, sono mesi che parlo. Sono senza parole. Abbiamo parlato tanto in questi mesi, i fatti non sono mai arrivati. Ho detto molto, ho gridato, ho chiesto interventi, ma non sono stato ascoltato. Sono una persona affranta che non ha ottenuto niente per le imprese e per questo territorio".
Terza voce, Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto,  la sua analisi più articolata: "Noi ci auguravamo che non succedesse. Ora bisogna capire in che maniera il Governo vuole affrontare questa situazione. Fare tre-quattro anni di resilienza è dura: tre-quattro mesi di cassa integrazione si potevano attutire, tre-quattro anni finché si costruiscono i forni elettrici diventa veramente pesante. L'unica soluzione è fare uno o due forni elettrici, bisogna spiegare perché il ciclo dell'acciaio deve continuare a Taranto".
Toma aggiunge: "Bisogna accelerare anche sugli altri progetti su cui come Confindustria stiamo lavorando da tempo. Sono stato a Roma l'altro giorno a confrontarmi ancora sui nuovi progetti, noi stiamo continuando, ma per metterli a terra ci vogliono almeno due, tre, quattro anni. Questa è la nostra preoccupazione. Ecco perché chiedevamo che l'area a caldo rimanesse aperta almeno per una transizione di tre-quattro anni, anche a bassa produzione, per evitare diecimila cassaintegrati. Le aziende dell'indotto non avranno la forza di reggere tre-quattro anni: tre-quattro mesi potevano reggere, tre-quattro anni sarà impossibile. Tante aziende chiuderanno e il contraccolpo sarà durissimo per la città e per il territorio".
Sul nodo giuridico, Toma osserva: "Di fronte a questa sentenza della Cassazione, fare un decreto che non sia incostituzionale diventa difficilissimo. Dobbiamo rispettare la giustizia e le sentenze, ma la sentenza fa acqua da tutte le parti perché si basa molto sull'amianto. L'amianto che c'era non confinato, sfuso, è stato tutto tolto. Quello che è rimasto è solo quello confinato, che significa che non danneggia, non è a contatto con le persone. Lo abbiamo in tantissimi posti, anche a Taranto e in tutta Italia. Altrimenti che significa, chiudere tutto?".
Chiude Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio di Taranto: "Siamo molto preoccupati. Soffrirà tutta la comunità, non solo i dipendenti diretti dell'Ilva ma tutta l'economia a valle. Parliamo di 15-20 mila posti di lavoro che perdiamo e al momento non ho piani B immediati da offrire".
Cesareo aggiunge: "Lavoreremo per accelerare tutti i processi di reindustrializzazione possibili. Al momento registriamo un dato positivo di +200 imprese rispetto all'anno scorso, ma spero non ci siano decrementi l'anno prossimo. Non so se il Governo renderà lo stabilimento un presidio strategico nazionale, al momento non ho segnali in questo senso".

Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Gruppo Bitella
STONEG S.R.L.
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Franky
MtService
CM-TS S.R.L.
Gruppo Jolly
BUILD ENGINEERING
montecristo_rett.jpg
Flaminia
Flaminia
Flaminia