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I sindacati tornano a incalzare il Governo sulla vicenda ex Ilva.

In una nota congiunta, le segreterie territoriali di FIM, FIOM, UILM e USB di Taranto, “appreso l’esito della sentenza della Corte di Cassazione relativa alla vicenda ex ILVA e allo stabilimento di Taranto, ritengono fondamentale che tutte le istituzioni, a partire dal Governo, si assumano le proprie responsabilità”.
“Siamo di fronte a una vertenza che si protrae ormai da oltre 14 anni. È necessario mettere in campo misure straordinarie a sostegno dei lavoratori di AdI in A.S., Ilva in A.S. e dell’intero comparto dell’appalto e dell’indotto, accelerando al contempo il processo di decarbonizzazione, indispensabile per garantire una prospettiva occupazionale, ambientale e industriale al nostro territorio”, è il tema portato avanti dalle sigle.
Il documento sottoscritto dalle organizzazioni sindacali durante l’incontro del 27 ottobre, presso Palazzo Chigi, “ottenuto grazie alle mobilitazioni dei lavoratori, rappresenta un primo risultato. Adesso il Governo deve accelerare e dare concreta attuazione agli impegni contenuti nel verbale. È in gioco la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, che da anni vivono sulla propria pelle il peso di una crisi senza precedenti; per questi motivi chiediamo a gran voce di poter guardare a un futuro industriale, ambientale e sociale per il nostro territorio, evitando inutili contrapposizioni”.
Sul futuro dell’ex ILVA, aggiungono i sindacati, “siamo convinti che l’intervento pubblico rappresenti l’unica soluzione in grado di garantire una vera transizione ecologica e sociale. Il processo di decarbonizzazione necessita di risorse pubbliche certe, a partire dalla realizzazione del DRI, indispensabile per l’installazione dei forni elettrici. Servono inoltre risorse finanziarie per accompagnare il territorio fuori dalla fase emergenziale, evitando il collasso del tessuto produttivo ed economico”.
Secondo i sindacati, “ietro ogni decisione giudiziaria, ogni passaggio istituzionale e ogni scelta industriale ci sono persone, famiglie, professionalità e comunità che non possono essere lasciate nell’incertezza sul proprio futuro lavorativo”.

 

E perciò ribadiscono “che nessun lavoratore deve rimanere indietro nel processo di transizione ecologica. I lavoratori di AdI, di Ilva in A.S., dell’indotto e degli appalti hanno già pagato un prezzo altissimo. Non accetteremo che siano ancora una volta loro a dover sostenere il costo di una crisi che non hanno determinato, ma soltanto subito, continuando, anche nei momenti di maggiore difficoltà, a mettere a disposizione la propria professionalità con grande senso di responsabilità”.
“Siamo stati appena convocati presso il Ministero del Lavoro per il giorno 6 novembre 2026, per l’esame congiunto relativo alla nuova istanza di CIGS presentata da Acciaierie d’Italia – proseguono -. Tale incontro, oltre a discutere dell’ammortizzatore sociale, dovrà rappresentare l’occasione per avviare un confronto serio e concreto, che tenga conto della straordinarietà degli eventi e delle esigenze di migliaia di lavoratori dell’ex ILVA”.
Non si tratta di un semplice passaggio formale, ma “di un confronto che deve produrre garanzie concrete, sia rispetto al numero dei lavoratori coinvolti, sia per quanto riguarda il pagamento diretto da parte dell’INPS, che dovrà a sua volta assicurare la regolarità e la puntualità delle erogazioni, tenendo conto della situazione eccezionale che si è determinata”.
Inoltre, il Governo, “a partire dalla prossima manovra di bilancio, dovrà prevedere le risorse necessarie a finanziare, attraverso interventi articolati, le uscite anticipate e volontarie, il riconoscimento del lavoro usurante per chi ha operato nel ciclo integrale e adeguate misure di incentivo all’esodo, a tutela di tutti i lavoratori coinvolti. Questo lo abbiamo ottenuto con il documento sottoscritto a Palazzo Chigi e adesso pretendiamo che vengano date risposte certe e celeri per tutti i lavoratori”.
“Siamo anche in attesa di conoscere l’esito delle offerte vincolanti, previste per l’8 novembre, che saranno decisive per valutare i piani industriali dei soggetti che, ad oggi, hanno manifestato interesse per l’acquisizione del gruppo Acciaierie d’Italia in A.S. – commentano ancora -. Le ultime agenzie di stampa segnalano un disinteressamento da parte della cordata italiana, su cui non avevamo dubbi sin dal primo momento, e con cui il Governo deve fare i conti garantendo un intervento pubblico per gestire la difficile fase di transizione ecologica e sociale”.
I sindacati tornano nuovamente a chiedere soluzioni a una crisi molto complicata: “Le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali e contenute nel documento rappresentano il risultato di un percorso sindacale costruito in questi mesi con determinazione e responsabilità. Sono, soprattutto, il frutto della mobilitazione dei lavoratori che, attraverso la partecipazione e la lotta, hanno richiamato l’attenzione delle istituzioni e del Governo, riaprendo uno spazio di confronto su questioni che non possono più essere rinviate”.
Infine, l’annuncio: il 10, l’11 e il 12 novembre si terranno le assemblee con tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, per fare il punto sulla vertenza, aggiornare sugli ultimi sviluppi e discutere sulle prospettive future.

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