CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
È stato pubblicato il verbale della conferenza di servizi convocata dalla Provincia il 27 ottobre scorso, relativa alla riapertura della discarica ex Vergine – oggi Lutum Srl – in località Palombara, nell’isola amministrativa del Comune di Taranto. Una vicenda, come si ricorderà, che si trascina ormai da anni.
Emergono subito chiari i pareri contrari e motivati dei Comuni di Faggiano, Fragagnano, Lizzano, Monteparano, Roccaforzata, Direzione Ambiente del Comune di Taranto, ARPA Puglia ed ENAC (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile).
Nel verbale si riporta, tra l’altro, la posizione della società Lutum, espressa dall’avv. Luigi Quinto anche in riferimento alle osservazioni di Attiva Lizzano, l’associazione che si batte da sempre dapprima per la chiusura e successivamente per la riapertura di un sito che troppe volte ha scatenato polemiche e creato grossi disagi alla popolazione di quell’area.
Secondo Lutum, sulla base dei campionamenti effettuati negli ultimi anni e, soprattutto, del recente Decreto-legge 177/2026, l’area contermine al sito di intervento “può ritenersi non contaminata”, poiché ferro e manganese sono stati esclusi dai parametri rilevanti per verificare il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC).
Il D.L. 177/2026 (cosiddetto Decreto Ambiente-bis), entrato in vigore il 9 ottobre 2026, ha modificato in modo sostanziale i criteri di valutazione dell’inquinamento delle acque sotterranee.
In particolare, sono stati eliminati i precedenti limiti di 200 µg/L per il ferro e 50 µg/L per il manganese. Di conseguenza, anche se questi metalli superano tali valori nelle acque sotterranee, il sito non viene più automaticamente classificato come “potenzialmente contaminato” e non scatta in automatico l’obbligo di avviare le procedure di bonifica.
In pratica, mentre il procedimento per il rilascio del PAUR era in corso, il legislatore ha cambiato le regole del gioco: i “falli” per ferro e manganese non vengono più sanzionati, e ciò che fino a ieri costituiva un superamento dei limiti oggi rientra nei parametri di legge.
Sul piano scientifico, però, la situazione è diversa, come spiega proprio Attiva Lizzano in una nota diffusa alla stampa. Le variazioni anomale di ferro e, soprattutto, i livelli di manganese non possono essere ricondotti a un semplice “fondo geochimico naturale” dell’area. Il manganese, inoltre, è classificato tra i metalli pesanti con effetti neurotossici, particolarmente pericolosi per le persone fragili e per i bambini. Il fatto che la legge abbia tolto questi parametri dall’elenco delle CSC non significa che il rischio sanitario scompaia: ma solo che, formalmente, non scatta più la procedura automatica di bonifica.
La presenza contestuale, nello stesso punto di monitoraggio, di tre parametri chimico-fisici chiave delinea una vera e propria “impronta digitale” della contaminazione, chiaramente riconducibile a fonti antropiche e industriali.
Un primo segnale è la presenza di tetracloroetilene (PCE). Un secondo parametro molto significativo sono i nitrati, rilevati nelle acque sotterranee a 109 ppm, pari a 109.000 ppb.
La legge fissa il limite standard a 50 mg/L (50 ppm, cioè 50.000 ppb). Il valore riscontrato supera quindi di oltre il doppio il valore massimo consentito. I nitrati non hanno alcuna correlazione con la geologia locale: la loro presenza massiccia in un pozzo spia è un chiaro indicatore di contaminazione di origine industriale, legata a rifiuti speciali azotati, organici e non inertizzati presenti in discarica.
Dal punto di vista sanitario, i nitrati sono tossici, se ingeriti: possono essere trasformati dai batteri dell’apparato digerente in nitriti, che a loro volta possono provocare la metaemoglobinemia acuta (la cosiddetta “sindrome del bambino azzurro”), una condizione particolarmente grave nei lattanti.
I problemi non riguardano soltanto l’inquinamento e la salute umana, ma anche la sicurezza dei voli in relazione alla vicinanza dell’aeroporto di Grottaglie. Per legge, le discariche e gli impianti di gestione rifiuti sono considerati fonti attrattive di fauna selvatica, soprattutto uccelli. Proprio per questo le linee guida ENAC sulla realizzazione di discariche in prossimità delle infrastrutture aeroportuali sono particolarmente rigorose.
La cosiddetta “wildlife strike zone”, cioè l’area in cui viene valutato il rischio di collisione tra aeromobili (in volo o in movimento sulla pista) e fauna selvatica, si estende per un raggio di 13 km dall’aeroporto. L’aeroporto di Grottaglie dista circa 7,7 km dalla discarica Lutum, quindi è pienamente compreso in questa zona di rischio.
Nel verbale della conferenza di servizi compare il parere dell’ENAC, ma non vi è traccia di prescrizioni a carico di Lutum.
Eppure, l’ENAC ha chiarito che le istanze per la valutazione di potenziali ostacoli e pericoli alla navigazione aerea non sono soggette a silenzio-assenso, tali valutazioni sono frutto di procedimenti complessi che riguardano la pubblica incolumità e la sicurezza del traffico aereo.
Risulta, inoltre, che Lutum non abbia ancora richiesto il necessario nulla osta all’ENAC. La stessa ENAC ha precisato che, per ottenere il parere-nulla osta, è indispensabile che il proponente attivi la procedura prevista dal Protocollo Tecnico pubblicato.
Qui emerge una evidente contraddizione sui tempi, spiega Attiva Lizzano. Lutum ha presentato l’istanza di PAUR il 13 maggio 2024 per la riattivazione della discarica; in occasione della 4ª Conferenza di Servizi, la società ha chiesto che la 5ª conferenza fosse riconvocata entro dicembre 2026; il Settore Pianificazione e Ambiente della Provincia ha concesso ulteriori 30 giorni a Lutum per rispondere ai pareri del Comune di Taranto e di ARPA Puglia; l’ENAC, però, prevede sul proprio sito un termine massimo di 120 giorni dalla ricezione via PEC dell’istanza per concludere il procedimento di valutazione di compatibilità ostacoli e pericoli alla navigazione aerea. Non si comprende, quindi, come Lutum possa ottenere il nulla osta ENAC (sempre che ne ricorrano i presupposti) entro i 30 giorni concessi dalla Provincia per replicare ai pareri, soprattutto considerato che l’istanza a ENAC non risulta ancora presentata.
Quello che invece appare chiaro è che il termine breve è stato accordato proprio per andare incontro alle richieste della società, osserva l’associazione.
Tutto lascia pensare che vi sia una forte pressione per chiudere rapidamente il procedimento di concessione del PAUR, nonostante siano in gioco la sicurezza dei voli (civili e militari) dell’aeroporto “Arlotta” di Grottaglie, la tutela dell’ambiente, la salute dei cittadini e delle future generazioni.
Conclude poi Attiva Lizzano: “La vicenda della discarica Lutum non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori: riguarda la qualità dell’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo, la sicurezza dei voli che sorvolano il nostro territorio e il futuro delle comunità locali. Cambiare i limiti di legge non cancella i rischi reali per la salute e per l’ambiente. Allo stesso modo, accelerare le procedure amministrative non può giustificare scorciatoie su aspetti che incidono sulla sicurezza della navigazione aerea e sulla tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Per questi motivi, è essenziale che ogni passaggio – dalle valutazioni ambientali alle autorizzazioni ENAC – sia svolto in modo trasparente, completo e senza fretta, mettendo al centro non solo l’interesse economico del singolo operatore, ma non meno la sicurezza collettiva e il benessere delle generazioni presenti e future”.