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Il Collegio sindacale di Kyma Ambiente esprime parere contrario all’approvazione del bilancio 2025 predisposto dall’amministratore unico Gaetano Nacci e invita l’Assemblea dei soci, cioè il Comune di Taranto, a non approvarlo e a chiedere una nuova versione.

Alla base della bocciatura ci sono gravi carenze nella rappresentazione dei conti, nella valutazione degli impianti di Statte e nell’informativa sulla situazione finanziaria della società.
Il documento, firmato dalla presidente Daniela Borraccino e dai componenti Michele Di Fondo e Luca Vinciguerra, riguarda l’attività di vigilanza, mentre la revisione legale è affidata a Ria Grant Thornton. Il Collegio rileva innanzitutto che il bilancio è stato sottoposto all’Assemblea oltre i termini previsti e ricorda di aver segnalato già da gennaio 2026 il grave squilibrio finanziario della società, chiedendo interventi urgenti e un piano di risanamento mai predisposto.
Tra le criticità organizzative vengono evidenziate l’assenza di un inventario attendibile del magazzino ricambi, l’inadeguatezza degli uffici amministrativi e contabili e il ricorso a professionisti esterni soltanto a ridosso della chiusura del bilancio.
La contestazione principale riguarda la svalutazione del compendio impiantistico di Statte. L’amministratore unico ha ridotto il valore degli impianti di circa 50,5 milioni di euro, imputando l’effetto netto di 48,6 milioni al patrimonio netto iniziale del 2025, come correzione di un errore relativo agli esercizi precedenti.
Secondo il Collegio, però, non è dimostrato che l’intera svalutazione fosse riconducibile a un errore passato. Una parte potrebbe derivare da cambiamenti delle condizioni e delle prospettive operative intervenuti successivamente e, quindi, avrebbe dovuto incidere sul conto economico del 2025.
Viene inoltre contestata la scelta di adottare il valore d’uso più basso tra i tre scenari elaborati dal perito, pari a circa 2,29 milioni di euro, senza una motivazione adeguata sulle probabilità di realizzazione delle diverse ipotesi. Una criticità condivisa anche dalla società di revisione.
La modalità di contabilizzazione della svalutazione potrebbe modificare profondamente il risultato dell’esercizio: la perdita indicata nel bilancio è di circa 12 milioni, ma potrebbe arrivare a 60,5 milioni di euro se la rettifica fosse imputata interamente al conto economico del 2025.
Anche Ria Grant Thornton ha evidenziato problemi rilevanti, dichiarando l’impossibilità di esprimere un giudizio sul bilancio. Le riserve riguardano la valutazione degli impianti di Statte, la svalutazione delle rimanenze e le incertezze sulla continuità aziendale.
Il Collegio precisa che questa dichiarazione non equivale a un giudizio negativo, ma non offre alcuna garanzia sull’attendibilità del bilancio e delle singole voci.
La situazione finanziaria è particolarmente grave. Al 31 dicembre 2025 il capitale sociale risulta interamente perduto e il patrimonio netto è negativo per 35,2 milioni di euro. Le passività superano di oltre tre volte l’attivo, mentre i debiti in scadenza entro l’anno ammontano a circa 30 milioni, a fronte di appena 357 mila euro di liquidità.
Il risanamento dipende quindi da un intervento del Comune di Taranto, che dovrà assumere decisioni sul capitale e sulle risorse da destinare alla società. A questo si aggiunge l'incertezza sull'affidamento del servizio di igiene urbana, il cui contratto è prorogato fino al 31 dicembre 2026.
Il 26 ottobre 2026 Nacci ha inoltre deciso di avviare un percorso di regolazione della crisi, riservandosi di scegliere tra concordato preventivo, accordi di ristrutturazione e piano di ristrutturazione soggetto a omologazione.
Il Collegio ritiene che la continuità aziendale non sia, allo stato, un presupposto inappropriato, ma non può nemmeno confermarne la concreta sussistenza. La prosecuzione dell'attività dipende infatti da decisioni ancora da assumere, da un nuovo affidamento del servizio e da un piano di risanamento che non è stato ancora predisposto. Viene inoltre contestata l'insufficienza delle informazioni fornite nel bilancio su questi aspetti e sulla decisione del 26 ottobre.
In conclusione, il Collegio sindacale invita l’Assemblea a non approvare il bilancio 2025 e chiede all’amministratore unico di predisporne uno nuovo, chiarendo la svalutazione degli impianti di Statte, aggiornando le informazioni sulla continuità aziendale e correggendo le incongruenze riscontrate.
Il parere contrario, precisa il Collegio, non deriva direttamente dai dubbi sulla continuità aziendale, ma dall’impossibilità di conoscere con sufficiente attendibilità il risultato economico e le reali prospettive della società.
Resta però un’urgenza: la perdita integrale del capitale sociale è un dato ormai acquisito, indipendentemente dalla modalità di contabilizzazione della svalutazione. Per questo il Comune dovrà decidere senza attendere la riformulazione del bilancio, sia sul futuro societario sia sull’affidamento del servizio oltre il 31 dicembre 2026.

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