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Mancano poche ore alla chiusura della gara internazionale per l'acquisizione degli asset dell'ex Ilva, che comprende gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, oltre alle attività collegate. La scadenza è fissata alla mezzanotte dell'8 novembre, ma l'esito potrebbe arrivare lunedì.


È la terza procedura avviata in due anni dai commissari di Acciaierie d'Italia, dopo quelle del luglio 2024 e dell'agosto 2025. Le prime due gare avevano raccolto dieci offerte ciascuna, ma nessuna si è concretizzata.
Tra i candidati iniziali figuravano Baku Steel, Bedrock Industries e Jindal Steel International. Oggi, tra i gruppi interessati all'intero complesso industriale, resta soprattutto Jindal, mentre Bedrock è uscito di scena. Anche Baku Steel ha abbandonato dopo il mancato via libera locale al progetto di una nave rigassificatrice destinata ad alimentare i futuri forni elettrici.
Jindal punta sull'area a freddo Il gruppo indiano dovrebbe presentare una nuova offerta, rivedendo il progetto alla luce dello stop definitivo dell'area a caldo, disposto dai giudici di Milano e confermato dalla Cassazione.
Jindal potrebbe puntare sull'area a freddo, importando bramme dall'Oman e realizzando un forno elettrico da 2 milioni di tonnellate. Il piano precedente prevedeva anche 4 milioni di tonnellate di bramme importate, per raggiungere la capacità complessiva autorizzata di 6 milioni.
La cordata italiana resta in bilico
Rimane incerta la partecipazione della cordata guidata da Federacciai, con aziende come Marcegaglia, Arvedi, Duferco, Acciaierie Venete e Feralpi.
Dopo aver visitato gli impianti e analizzato i dati aziendali, gli industriali italiani avrebbero manifestato forti perplessità sulla sostenibilità economica dell'operazione, soprattutto per i costi e le perdite previste nella fase di avvio.
L'incontro del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, a Palazzo Chigi ha alimentato le ipotesi di una nuova trattativa con il governo o di un possibile disimpegno. Quest'ultima possibilità appare concreta, anche se non è stata ufficializzata.
Il possibile ruolo di Arvedi
Tra le ipotesi resta quella di un coinvolgimento diretto di Arvedi, già presente nella cordata italiana. Il gruppo, attivo negli stabilimenti di Cremona e Terni, potrebbe aver avviato una trattativa autonoma con il governo.
Un'eventuale acquisizione dell'ex Ilva potrebbe però richiedere una valutazione dell'Antitrust, considerando la posizione già rilevante di Arvedi nel settore siderurgico.
Gli altri candidati
Si è ritirata dalla gara la ceca CE Industries, mentre appare difficile una proposta concreta da parte di Flacks Group. Il fondo americano, ancora interessato secondo le proprie dichiarazioni, avrebbe chiesto al governo un finanziamento di almeno un miliardo di euro, nonostante in precedenza fossero state richieste garanzie economiche ai potenziali acquirenti.
La partita resta quindi aperta, con Jindal tra i principali candidati, la cordata italiana in bilico e molte incognite sul futuro industriale dell'ex Ilva.

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