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Ci sono notti che lasciano un segno più profondo di altre. Notti in cui non si ruba soltanto un cavo, ma un pezzo di fiducia, di lavoro, di futuro condiviso.

È quello che è accaduto allo Stadio del Nuoto, uno degli impianti simbolo dei XX Giochi del Mediterraneo, dove ignoti hanno portato via i cavi elettrici appena installati. Un gesto che pesa come un colpo al petto per chi, ogni giorno, sta costruendo — con fatica e dedizione — ciò che Taranto mostrerà al mondo tra pochi mesi. 
Nella notte, allo Stadio del Nuoto, qualcuno ha pensato bene di rubare i cavi elettrici appena installati. Un gesto rapido, vigliacco, che lascia dietro di sé non solo un impianto danneggiato ma un senso di sconforto profondo. Dalla struttura commissariale fanno presente che il furto è avvenuto poche ore dopo la conclusione di un altro passaggio importante: nei giorni scorsi era stata ultimata la copertura di una delle due vasche olimpioniche, un traguardo atteso e simbolico.
E invece, mentre le imprese lavorano giorno e notte per recuperare il tempo perduto, mentre tecnici e operai si muovono tra turni serrati, verifiche, collaudi, qualcuno sceglie di sabotare. 
Il furto dei cavi non è solo un danno economico — pure rilevante — ma un rallentamento che costringe a rimettere mano a ciò che era stato appena completato. Bisognerà reinstallare, ripristinare, ricontrollare tutto. Un lavoro nel lavoro. Un ostacolo nel percorso già complesso che porta verso il 21 agosto, quando Taranto accenderà la cerimonia inaugurale dei Giochi.
E allora la domanda sorge spontanea, amara: com’è possibile che, mentre la città prova a rialzarsi, a mostrarsi all’altezza di un evento internazionale, ci sia ancora chi rema contro?
Le imprese impegnate negli impianti sportivi stanno affrontando una sfida titanica. Ogni giorno si lavora su più fronti: stadi, piscine, palazzetti, aree esterne, impianti tecnologici. Ogni giorno si combatte contro il tempo, contro la burocrazia, contro le difficoltà tecniche. E ora anche contro chi, nel buio della notte, decide di sottrarre pezzi di futuro.
Dalla struttura commissariale fanno presente che si procederà immediatamente al ripristino dell’impianto danneggiato. Si andrà avanti, perché non c’è alternativa. Ma resta l’amarezza di un gesto che colpisce tutti: lavoratori, istituzioni, cittadini, studenti, associazioni, sportivi.
Resta la sensazione che, mentre Taranto prova a cambiare passo, qualcuno continui a volerla riportare indietro.
Eppure, nonostante tutto, i cantieri non si fermano. Le mani che costruiscono sono più forti di quelle che rubano. E questo, forse, è l’unico spiraglio di fiducia in una notte che ha lasciato il segno.

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