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Taranto, 5 settembre 2026 – "Nell’odierna mattinata, il personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Taranto ha portato a compimento un'articolata e brillante operazione di Polizia Giudiziaria, assestando un duro colpo alle attività illecite all'interno del penitenziario ionico."

A darne notizia, con toni di profonda soddisfazione e orgoglio istituzionale, è Simone Colapietro, Segretario Provinciale dell'AL.Si.P.Pe. (Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria).
L'operazione, scaturita da attente piste investigative e da una scrupolosa attività di intelligence interna, ha condotto al ritrovamento e al contestuale sequestro di due smartphone, di un microtelefono e di un quantitativo di sostanza stupefacente. Tutto il materiale rinvenuto è stato prontamente posto sotto sequestro e messo a disposizione della locale Procura della Repubblica per i successivi vagli e gli approfondimenti investigativi del caso.
"Come organizzazione sindacale e come addetti ai lavori," sostiene il Segretario Regionale AL.Si.P.Pe Dott. Roger Durante, "riteniamo doveroso inquadrare questo successo operativo nella sua reale e drammatica gravità sistemica. Sotto un profilo strettamente tecnico e normativo, i moderni smartphone rinvenuti nelle disponibilità dei detenuti non possono più essere considerati meri apparecchi telefonici, bensì veri e propri computer portatili, dotati di altissime potenzialità tecnologiche. Sappiamo bene, infatti, che tali dispositivi non vengono impiegati esclusivamente per eludere i divieti e comunicare con i familiari. Essi rappresentano dei formidabili e pericolosissimi terminali operativi, attraverso i quali la criminalità organizzata riesce a mantenere saldi i legami con l'esterno, impartendo ordini agli affiliati, gestendo i traffici illeciti e alimentando vere e proprie 'piazze di spaccio' interne alle sezioni detentive."
Il Dott. Durante evidenzia inoltre un aspetto di allarmante attualità: "Le potenzialità multimediali di questi dispositivi vengono sempre più spesso sfruttate per immortalare rese dei conti tra clan rivali all'interno delle mura, o, ancor più grave, per riprendere illegalmente le attività istituzionali degli agenti, con l'evidente fine di intimidire il personale o delegittimarne l'operato. È proprio per arginare questa complessa deriva criminale che il legislatore è intervenuto con fermezza, inserendo nel nostro ordinamento l'articolo 391-ter del Codice Penale. Tale norma, infatti, punisce in maniera severa e specifica sia chi introduce dall'esterno, sia il detenuto che indebitamente introduce, detiene o utilizza dispositivi idonei ad effettuare comunicazioni. Una fattispecie autonoma di reato che ha finalmente riconosciuto l'estrema pericolosità di queste condotte, prima relegate a semplici infrazioni disciplinari."
In conclusione, l'AL.Si.P.Pe. intende rivolgere il proprio incondizionato plauso agli uomini e alle donne del Corpo: "A tutto il personale di Polizia Penitenziaria di Taranto va la nostra più profonda gratitudine. Pur operando quotidianamente in prima linea, in un contesto reso estremamente gravoso dalle ben note e croniche criticità in cui versa il comparto – tra cui i persistenti vuoti in organico e il sovraffollamento – i nostri baschi azzurri continuano a dimostrare un'abnegazione e una professionalità fuori dal comune. L'operazione odierna è la dimostrazione tangibile che lo Stato c'è, vigila e non arretra nella fondamentale opera di ripristino e mantenimento della legalità all'interno delle carceri."

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