CRONACHE TARANTINE
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È iniziata la marcia di avvicinamento al concertone dell’Uno Maggio Libero e Pensante, appuntamento ormai tradizionale a Taranto e che si rinnova anche quest’anno con una importante novità, l’ingresso di Valentina Petrini nello staff dei direttori artistici.
La nota giornalista e conduttrice televisiva, come annunciato dagli organizzatori in conferenza stampa, affiancherà i confermatissimi Michele Riondino, Antonio Diodato e Roy Paci.
Il titolo scelto per l’edizione 2026 dell’Uno Maggio Libero e Pensante è “Vogliamo restare umani” e nasce dalla determinazione a resistere contro il radicamento della violenza che ovunque dilaga contro le persone più deboli (il riferimento è ai conflitti bellici in corso). Confermata la presenza sul palco tarantino di rappresentanti di Emergency e Amnesty International, tra le più importanti organizzazioni non governative (ONG) internazionali che operano per i diritti umani.
L’atteso evento musicale e di attivismo sociale sarà preceduto dalla rassegna Uno Parco, in programma dal 19 al 30 aprile al Parco Massimo Battista (già Parco Archeologico delle Mura Greche). Previsti numerosi appuntamenti all’interno di un fitto calendario che abbraccerà musica (con la presenza di artisti locali e ospiti a sorpresa), laboratori, presentazione di libri, attività sportive e tanto altro. Merita una menzione a parte il dibattito di domenica 26 aprile sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo incontro è stato inserito nella giornata dedicata alla memoria del compianto Massimo Battista, per sottolineare il suo impegno irremovibile in una battaglia che, purtroppo, vede la città di Taranto ancora sconfitta. Al confronto pubblico saranno invitati ufficialmente anche i sindacati.
Sta per partire, intanto, la raccolta fondi per supportare l’organizzazione dell’Uno Maggio Libero e Pensante. Tutto pronto per la distribuzione delle bottiglie di vino in cambio di una donazione libera, ma anche per l’avvio della campagna di crowdfunding.
Gli organizzatori della manifestazione non hanno voluto fare anticipazioni sugli ospiti del concertone, ma stanno lavorando alacremente per mettere in piedi un’edizione di grande interesse.
Questo il documento politico diffuso dagli organizzatori
L’umanità intera è colpita a morte.
In una escalation dello strapotere che le grandi potenze economiche e militari si arrogano, senza confronto e oltre ogni accordo internazionale, lo scenario mondiale è raccapricciante.
È appena stato varcato il quarto anniversario del conflitto ucraino, è stato arrestato il Capo di Stato venezuelano da uno Stato straniero, sono diventate insostenibili le pressioni su chiunque voglia avere rapporti con Cuba ed è appena stata proclamata e avviata una guerra "preventiva" in Iran per scongiurarne una presunta!
A pochi giorni dall'instaurazione del Board on Peace, che trasforma e legittima definitivamente il mondo in un'oligarchia di potenti che scelgono a chi e a quanto vendere la pace, noi tutte e tutti, dobbiamo scegliere se soggiacere o provare a restare umani di fronte alla menzogna della pace finalmente raggiunta in Palestina, dopo la negazione del genocidio del suo popolo, all'assurdità dell'esportazione della democrazia attraverso altre guerre, alla repressione incontrollata e alla blindatura dei confini e del pensiero come garanzie di sicurezza.
Ma come si fa a restare umani? Se vuol dire difendersi l'un l'altra, senza dimenticare chi è oppresso, torturato e ucciso, come possiamo farlo se anche la nostra libertà è minata?
Come si fa a non arrendersi sotto i cumuli di macerie? A immaginare un altro mondo, subendo privazioni fisiche, vessazioni morali, quando il mare restituisce corpi morti per il maltempo e per la nostra cattiva condotta?
Dai contadini e dalle contadine dei villaggi della Cisgiordania, che difendono le proprie terre, dall'espansione coloniale degli insediamenti israeliani, arriva un messaggio emblematico:
"La speranza è una forma di resistenza"
Resistere, ci dicono, significa restare nei villaggi e coltivare la terra per sottrarsi alla dipendenza economica imposta, ricominciando su zolle nuove ogni giorno, se necessario.
E noi, come vogliamo resistere? Se fino a qualche giorno fa potevamo sentirci relativamente al sicuro, nel comodo occidente, è evidente che proprio in queste ore si sta profilando il serio rischio di essere chiamati in causa come Europa e come Italia, non come diplomazie, che hanno evidentemente fallito, ma come supporto concreto, logistico e non solo, al conflitto iraniano.
Dalla posizione di osservatore esterno alla rivendicazione di un ruolo più centrale, nei rapporti internazionali, è innegabile che il governo italiano sia sempre disponibile alle direttive americane come ai rapporti commerciali con paesi dai regimi dittatoriali. Infatti, senza soluzione di continuità, si lavora per costruire un modello politico interno fondato sul nazionalismo, sulla repressione del dissenso e sul controllo sociale.
Un tempo buio, in cui al disagio sociale si risponde con la forza, alla precarietà del lavoro e alla crisi sanitaria con nuovi tagli a cultura e ricerca. Si colpiscono le donne indebolendo la legge contro la violenza sessuale, ridimensionando il principio del consenso esplicito. Si attacca l'autonomia della magistratura, si sgomberano i pochi e vitali spazi di aggregazione.
Quanto alla tutela della nostra comunita, si punta a fare di Taranto un nuovo centro siderurgico, facendo anche affari con potenze finanziarie vicine alle politiche israeliane, ignorando sentenze su sentenze che ci riconoscono in gravissimo pericolo, con la produzione a carbone, mettendo in moto ancora e ancora impianti letali che, nello stato di fatiscenza in cui versano sono come polveriere pronte a esplodere. Impianti che, in poche settimane, hanno prodotto due infortuni mortali, con la stessa dinamica, per un banalissimo crollo di un piano di calpestio posizionato intorno ai dieci metri di altezza. Altre due vite stroncate che si aggiungono ad un elenco tragico e macabro, nella misura in cui pare non interessi nessuna istituzione, tutte incredibilmente celate dietro ai "se la fabbrica non è sicura" e a frasi di circostanza.
Questa fase storica è segnata da una violenza strutturale contro le persone. A questa violenza, se vogliamo restare umani, non ci si adatta: si resiste.
Come collettivo che ha costruito, a partire dalle vertenze territoriali, una rete di relazioni con i movimenti che lottano per i diritt comuni, riteniamo che questa direzione politica non garantisca alcun diritto ma produca solo nuove marginalizzazioni
Da questo palco, nell'edizione 2026 che rivendichiamo come sempre antifascista e contro ogni guerra, vogliamo discutere di come poter rendere il mondo un luogo più sicuro e giusto, in cui i diritti e le risorse non siano privilegi ma garanzie universali.
Un mondo senza confini che producono fuga e respingimento. Un mondo in cui la vita e la cura non dipendano dal reddito, dal genere, dall'origine o dalla religione.
Non è un'utopia inarrivabile: è una necessità politica.
Fra i pochi strumenti di cui disponiamo ne abbiamo uno essenziale: la determinazione.
Perché la nostra resistenza, a prezzo di tante vite, ci ha dato il privilegio di vedere sanciti i nostri diritti. Più di una speranza: una libertà tangibile a cui non possiamo rinunciare.
