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Si chiamerà “Masterplan del riuso efficiente delle economie” l’ultimo documento che il commissario straordinario Massimo Ferrarese si prepara a consegnare ai ministeri competenti, un passaggio che segna un nuovo capitolo nell’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo.

Quel piano, annunciato lo scorso 26 gennaio durante la visita in città del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, quando Ferrarese spiegò che avrebbe utilizzato i risparmi generati dai ribassi d’asta e dalle economie interne della struttura commissariale, è oggi una realtà pronta a prendere la strada di Roma. Il dossier, destinato al ministro dello Sport Andrea Abodi e al ministro per gli Affari europei‑Pnrr‑Politiche di coesione Tommaso Foti, riguarda una serie di opere di contesto previste dal protocollo d’intesa firmato il 5 giugno 2025 tra lo stesso Ferrarese e l’allora commissaria prefettizia del Comune di Taranto, Giuliana Perrotta: il rifacimento della facciata di Palazzo di Città, il recupero delle vasche della Concattedrale, la riqualificazione della piazzetta in città vecchia, nell’area del pendio La Riccia che fino a poco tempo fa ospitava il mercato del pesce. A questi interventi si aggiunge il capitolo, altrettanto rilevante, del riasfalto delle strade che saranno interessate dalle corse ciclistiche, tema affrontato anche con il presidente Decaro e che potrà contare su ulteriori 3 milioni di euro messi a disposizione dalla Provincia guidata da Gianfranco Palmisano. Nonché il pattinodromo in fase di costruzione nell’area dell’ex rudere che avrebbe dovuto ospitare il liceo Lisippo, la pavimentazione esterna dello Iacovone e le aree di parcheggio
Mentre Taranto consolida la propria macchina organizzativa e amplia il raggio delle opere collegate ai Giochi, il quadro nazionale restituisce un’immagine molto diversa per quanto riguarda le Olimpiadi invernali di Milano‑Cortina. Il reportage pubblicato domenica 8 febbraio dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, nell’articolo dal titolo “Pronte 40 opere su 98, con grandi assenti”, racconta una corsa contro il tempo segnata da ritardi, cantieri che avanzano a velocità disomogenee e opere strategiche che rischiano di slittare oltre il 2027. La fotografia scattata dal giornale è quella di un mosaico infrastrutturale ancora incompleto: su 98 interventi programmati, solo 40 risultano conclusi, mentre strade, varianti e collegamenti fondamentali potrebbero non essere pronti neppure dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali.
Il confronto con Taranto diventa inevitabile, non solo per la coincidenza temporale dei due eventi, ma anche per la diversa traiettoria che stanno assumendo. La kermesse ionica, pur con un budget più contenuto, presenta numeri di rilievo: circa 5mila atleti attesi, quasi il doppio dei 2.900 previsti per Milano‑Cortina, e un programma sportivo più ampio, con 29 discipline contro le 16 delle Olimpiadi invernali. Eppure, per gli impianti sportivi tarantini sono stati stanziati 257 milioni di euro, una cifra nettamente inferiore ai 400 milioni di fondi pubblici destinati alle strutture olimpiche, come riportato sempre da Il Sole 24 Ore.
Nonostante questa differenza di risorse, è proprio sul fronte dei cronoprogrammi che Taranto sembra oggi mostrare una solidità che altrove vacilla. I cantieri degli impianti sportivi procedono secondo le tabelle concordate, con verifiche periodiche che non hanno evidenziato criticità tali da mettere in discussione la consegna delle opere. La struttura commissariale, pur operando su un territorio complesso e articolato, sta rispettando le scadenze fissate, intervenendo tempestivamente nei pochi casi di rallentamento. Una regolarità che sorprende chi, all’inizio, temeva un percorso accidentato e che oggi trova conferma anche nell’avvio del nuovo Masterplan, segno di una gestione che non solo tiene il passo, ma prova a valorizzare ogni margine economico disponibile.
Il quadro che emerge è quello di due grandi eventi che condividono l’orizzonte del 2026 ma non la stessa andatura. Milano‑Cortina, pur sostenuta da un impianto finanziario poderoso, sconta ritardi strutturali e opere che rischiano di arrivare fuori tempo massimo. Taranto, con risorse più contenute ma una pianificazione più lineare, sta costruendo un percorso che punta a farsi trovare pronto quando si accenderà il braciere mediterraneo. In un Paese dove i grandi eventi spesso si trasformano in corse affannate e deroghe dell’ultimo minuto, la sfida dei Giochi del Mediterraneo diventa un banco di prova importante. E mentre le Olimpiadi invernali continuano a fare i conti con i loro “grandi assenti”, come li definisce Il Sole 24 Ore, Taranto prova a raccontare un’altra storia: quella di un territorio che, pur tra difficoltà e limiti, sta dimostrando che un’organizzazione puntuale è possibile.

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