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Una lettera che chiede chiarimenti urgenti, un clima internazionale che cambia di giorno in giorno, un evento sportivo che coinvolge 26 Paesi – tra cui quattro direttamente toccati dal conflitto in Medio Oriente – e un’organizzazione che, almeno ufficialmente, procede “con tranquillità, serenità e tanta determinazione”.

È in questo incrocio di pressioni, aspettative e verifiche istituzionali che si colloca la nuova richiesta della Corte dei conti al commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo e presidente del Comitato organizzatore locale, Massimo Ferrarese, e alla presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento Politiche per la coesione. Una richiesta che apre un fronte delicato: quello della sicurezza e dell’impatto del conflitto sull’intera macchina organizzativa.
La Corte dei conti, nell’ambito del controllo concomitante previsto per l’intervento “Giochi del Mediterraneo Taranto 2026”, ha chiesto al commissario straordinario e al Comitato organizzatore di fornire una serie di elementi ritenuti indispensabili alla luce del mutato scenario geopolitico. In particolare, i magistrati istruttori domandano: se siano state effettuate valutazioni specifiche sui profili di sicurezza, considerando la presenza di basi militari in Puglia e il possibile impatto del conflitto in corso; quali effetti gli avvenimenti internazionali possano avere sullo svolgimento dei Giochi, che prevedono la partecipazione di atleti provenienti da aree direttamente coinvolte; quali determinazioni intenda assumere il Comitato rispetto ai costi organizzativi, alla luce di eventuali misure aggiuntive o modifiche necessarie; aggiornamenti puntuali entro una data precisa, fissata al 17 marzo.
La Corte chiede dunque un quadro chiaro e documentato, non solo sulle opere e sui cantieri, ma anche sulla tenuta complessiva dell’evento in un contesto internazionale instabile.
La richiesta arriva a pochi giorni dal videomessaggio con cui Ferrarese aveva cercato di spegnere le preoccupazioni circolate nelle ultime settimane. In un clima di crescente attenzione mediatica, aveva spiegato che “sono tanti i giornalisti che mi chiamano per avere notizie o per capire se la situazione internazionale possa avere ripercussioni sui Giochi”, assicurando che l’organizzazione procede “con più determinazione di prima, giorno e notte”.
Nel messaggio, aveva sottolineato che i cantieri seguono i cronoprogrammi previsti; che l’obiettivo resta completare le opere entro luglio, dedicando agosto alla manifestazione; che il rapporto con il Comitato internazionale è “ottimo” e molti servizi – broadcasting, antidoping, tecnologie – sono già stati affidati; che l’80% dei servizi è chiuso, comprese le cerimonie di apertura e chiusura; che il bando per la nave principale da 3.500 posti ha ricevuto l’offerta di una grande compagnia.
Un quadro di operatività e fiducia, insomma, che ora si confronta con le richieste formali della Corte dei conti.
Il punto più sensibile della lettera riguarda la partecipazione di delegazioni provenienti da Paesi direttamente coinvolti nel conflitto in Medio Oriente: Cipro, Libano, Turchia e Siria. La Corte chiede se siano state effettuate valutazioni specifiche e quali scenari siano stati presi in considerazione, anche in relazione ai costi e alle responsabilità organizzative.
Il tema non è solo logistico: riguarda la sicurezza degli atleti, del pubblico, delle strutture e dell’intero territorio ospitante. E riguarda anche la credibilità internazionale dell’evento.
La richiesta della Corte dei conti non mette in discussione la realizzazione dei Giochi ma chiede una valutazione aggiornata dei rischi. È un passaggio istituzionale delicato, che arriva mentre l’organizzazione accelera e mentre l’opinione pubblica si interroga sulla capacità del territorio di sostenere un evento di questa portata in un contesto globale complesso.
Resta ora da capire quali risposte arriveranno entro la scadenza fissata e come queste influenzeranno il percorso verso agosto.

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