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La città si è svegliata dentro un clima di attesa e trasformazione, con i cantieri che avanzano e gli impianti sportivi che prendono forma in vista dei Giochi del Mediterraneo.

È in questo scenario che oggi, mercoledì 15 aprile, si è aperta la quattro giorni organizzata dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Taranto, un appuntamento che mette al centro il ruolo dell’ingegneria nella costruzione del futuro della città.

La prima giornata, dedicata al tema “I Giochi del Mediterraneo – Impianti sportivi a Taranto, ieri, oggi… domani?”, ha visto la partecipazione dei progettisti delle principali opere e dei rappresentanti istituzionali dell’Ordine.

A introdurre i lavori è stato Sandro Catta, responsabile Impiantistica del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che ha sottolineato il valore collettivo dell’iniziativa: «Questa categoria converge qui per un impegno di grande interesse non solo per noi, ma per l’intera comunità».

Gli impianti sportivi, ha ricordato, «sono strutture strategiche nella pianificazione urbana e strumenti fondamentali per l’educazione dei giovani e la cura della salute».

Catta ha insistito sulla necessità di pensare oltre l’evento: «Le opere devono avere una ricaduta continua, non limitarsi ai Giochi. Con impianti così importanti, Taranto può candidarsi a ospitare altri eventi internazionali».

Guardando ai progetti, ha parlato di «strutture di alto profilo e complessità non banale», che oggi avrebbe avuto «il piacere di vedere da vicino».

Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto, Luigi De Filippis, ha aperto ufficialmente la quattro giorni: «Iniziamo un percorso che toccherà diversi ambiti dell’ingegneria legati al nostro territorio».

Sui Giochi, De Filippis ha evidenziato la doppia prospettiva: «La mattinata è dedicata al confronto con progettisti e direttori dei lavori, mentre nella tavola rotonda discuteremo con il Comune della gestione futura degli impianti».

Una gestione che definisce «una sfida importante», soprattutto alla luce delle difficoltà riscontrate in Italia negli ultimi anni: «Impianti di questa portata richiedono regole chiare e soggetti capaci di gestirli. Mi auguro che ci sia interesse da parte di operatori privati, perché il pubblico avrebbe più difficoltà».

Ma la sfida è anche un’occasione: «Taranto può entrare nel circuito del turismo sportivo. È un’opportunità che non deve perdere, perché impianti così, se non utilizzati, rischiano di deperire rapidamente».

 

Le opere e i cantieri

Scarcelli: “Una giornata di studio, non di verifica”

A introdurre la parte tecnica è stato l’ing. Silvio Scarcelli, coordinatore della struttura commissariale, che ha definito l’appuntamento «un’occasione per fare il punto con tutti i progettisti e dimostrare che tutto sta andando nel verso giusto».

«È una giornata di studio – ha precisato – richiesta dall’Ordine degli Ingegneri e dedicata alle opere più iconiche: Stadio del Nuoto, Stadio Iacovone, PalaRicciardi, Centro sportivo Magna Grecia, Centro nautico Torpediniere».

Scarcelli ha ricordato le difficoltà meteo che hanno rallentato alcune lavorazioni, ma ha confermato che «i cantieri stanno procedendo fino a tardi per recuperare i ritardi». Ha poi citato gli interventi già completati nei comuni della provincia: palestre, stadi e palazzetti ristrutturati «consegnati in tempo e fondamentali per gli allenamenti degli atleti».

Da qui si è aperto il confronto con i progettisti.

 

I progetti nel dettaglio

Il campo di regata: la sfida dei tempi e delle interferenze

L’ing. Gianfranco Tonti ha offerto una ricostruzione puntuale del progetto del campo di regata, una delle opere più delicate per tempistiche e complessità ambientale. «Parliamo di duemila metri di corsia – ha spiegato – da realizzare tra Pineta Cimino e l’ex Saram, un tratto di mare che deve essere trasformato in un campo regolamentare per canottaggio e canoa».

La prima criticità è stata la presenza degli impianti di mitilicoltura: «Il Comune ha lavorato in modo produttivo con i mitilicoltori per coordinare lo spostamento delle strutture che interferivano con il tracciato. Senza questo passaggio, l’opera non sarebbe stata realizzabile».

Tonti ha poi illustrato la fase esecutiva: «I lavori sono stati affidati e il cronoprogramma è serratissimo: 150 giorni per completare tutto. A fine giugno le opere dovranno essere non solo ultimate, ma anche collaudate, perché le federazioni possano prenderne possesso».

Il progettista ha insistito sul valore dell’eredità post-Giochi: «Sarebbe un peccato che un investimento così significativo venisse dissipato. Per questo sono in corso interlocuzioni tra Comune e federazioni per garantire un utilizzo continuativo del campo di regata».

 

Centro nautico Torpediniere: un’area militare restituita alla città

L’ing. Davide Mancarella ha raccontato la trasformazione radicale della banchina Torpediniere, un’area per decenni inaccessibile perché appartenente alla Marina militare. «È un’occasione unica – ha detto – perché la città si riappropria di uno spazio strategico, che diventa un centro per gli sport nautici e un luogo di formazione».

Il progetto prevede la riqualificazione di 27.000 metri quadri, con nuovi percorsi pedonali e carrabili, aree per lo stallo delle imbarcazioni, pavimentazioni drenanti e una grande struttura in legno per il rimessaggio.

Elemento centrale è il recupero dell’ex Camel, edificio storico dei primi del Novecento: «Sarà consolidato e trasformato in una scuola per attività legate agli sport acquatici. È un modo per coniugare memoria storica e funzionalità contemporanea».

Sulle tempistiche, Mancarella ha ricordato la corsa contro il tempo: «Siamo partiti tardi con la progettazione esecutiva per una serie di vicissitudini, ma i lavori sono in corso e dovranno essere consegnati tra giugno e luglio. È una sfida impegnativa per tutti: progettisti, impresa e direzione lavori».

Stadio Iacovone: coperture, migliorie e attese della città

Il direttore dei lavori Riccardo Sacconi ha offerto un quadro molto concreto dello stato dell’arte: «La copertura è quasi ultimata e stiamo procedendo secondo i tempi previsti, nonostante il meteo non ci abbia aiutato».

Sacconi ha spiegato che la tracciatura del campo inizierà «non appena saranno concluse le operazioni con le gru per la copertura», mentre la tribuna est è già completata. «La prossima settimana partiremo con la curva nord, poi con la ovest».

Il progettista Tobia Zordan, autore del progetto esecutivo, ha aggiunto una visione più ampia: «Lo Iacovone è un progetto ambizioso e complesso. Le strutture sono a un buon livello di completamento e ci aspettiamo che tutto proceda nei tempi auspicati».

Zordan ha chiarito che «tutte le scelte progettuali sono state fatte e validate», mentre le migliorie in corso «riguardano servizi e funzionalità dello stadio, per renderlo il più moderno possibile nei limiti del budget».

Sulle criticità, ha riconosciuto che «gli accessi e i parcheggi risentono dei limiti dell’area urbanizzata», ma ha ricordato che «la pianificazione dei flussi è competenza del Comune».

 

Centro sportivo Magna Grecia: dalla ferita urbana alla rinascita

L’arch. Manuela Castagno ha ricostruito la storia di un luogo simbolico: «Il vecchio Centro Magna Grecia era un punto di riferimento per Taranto, poi è diventato una ferita nel cuore della città».

Il nuovo progetto punta a una rigenerazione completa: «Otto campi da tennis, strutture di supporto essenziali, tribune temporanee per l’evento, illuminazione fino a mille lux per le riprese televisive e un grande spazio verde ripristinato».

Castagno ha insistito sulla sostenibilità post-evento: «Abbiamo pensato a un impianto permeabile ai cittadini, con costi di gestione contenuti e spazi fruibili anche dopo i Giochi».

Un passaggio importante riguarda la pineta: «Abbiamo dovuto abbattere gli alberi perché erano pericolanti, ma abbiamo ripristinato un’area verde ancora più ampia, con percorsi e zone dedicate ai bambini».

PalaRicciardi: un impianto unico nel Sud Italia

L’arch. Giuseppe De Martino ha descritto il PalaRicciardi come «un impianto estremamente moderno e raro: in Italia ce ne sono solo tre per l’atletica indoor».

La struttura è ormai riconoscibile anche dall’esterno: «Il telo di copertura è montato, gli spogliatoi sono quasi completati, parte delle pavimentazioni è già posata».

De Martino ha spiegato la complessità tecnica: «Gli impianti sportivi non sono edifici ordinari: devono garantire prestazioni elevate per discipline che richiedono sicurezza, elasticità, resistenza e comfort».

Ha poi sottolineato il valore strategico dell’opera: «È l’impianto indoor più a sud d’Italia. Potrà attirare atleti da tutto il Paese, offrendo un’alternativa alle trasferte in Sudafrica o Florida durante l’inverno».

Stadio del Nuoto: architettura che dialoga con il mare

L’arch. Alessandro Corradini ha raccontato la filosofia progettuale dello Stadio del Nuoto: «Un’esperienza entusiasmante, ma con tempi strettissimi. Abbiamo dovuto progettare una struttura complessa in un luogo paesaggisticamente delicato».

Il progetto si fonda su un principio: dialogare con il mare. «Credo sia l’unico stadio del nuoto in Italia con una vista così. Abbiamo cercato un rapporto costante con il paesaggio, guardando l’edificio anche dal mare».

Corradini ha spiegato che la doppia piscina – una coperta e una scoperta – è stata progettata «per garantire un utilizzo completo e continuo, rispettando le normative e valorizzando la relazione con la città».

«Taranto – ha concluso – ha una storia millenaria. Abbiamo cercato di restituirla attraverso un’architettura che guarda avanti senza dimenticare ciò che la circonda».

Conclusione

La prima giornata della quattro giorni dell’Ordine degli Ingegneri consegna un’immagine chiara: Taranto è dentro un processo di trasformazione profondo, fatto di cantieri che avanzano, visioni che si intrecciano e una sfida che va oltre i Giochi del Mediterraneo. La sfida, ora, è far vivere queste opere nel tempo, trasformandole da infrastrutture dell’evento a infrastrutture della città.

 

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