CRONACHE TARANTINE
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Taranto si conferma un modello di efficienza e sostenibilità anche sul fronte delle grandi opere sportive. Il confronto tra i principali progetti italiani di stadi di nuova generazione – da Parma a Cagliari, da Bergamo a Venezia – mostra con chiarezza quanto il lavoro condotto dalla struttura commissariale dei Giochi del Mediterraneo stia garantendo risultati di rilievo con un investimento contenuto e una visione di lungo periodo.
Mentre il nuovo stadio del Cagliari supera i 218 milioni di euro e quello del Tardini di Parma si attesta sui 168 milioni, il Gewiss Stadium di Bergamo e il progetto veneziano in zona Tessera oscillano tra 100 e 92 milioni, Taranto si distingue con un costo stimato di 62 milioni di euro per la ricostruzione e il restyling profondo dello stadio Iacovone, oggi in fase di realizzazione. Una cifra che, a parità di capienza (circa 20.200 posti), colloca l’impianto tarantino come il più sostenibile economicamente tra quelli analizzati, senza rinunciare alla qualità architettonica e funzionale.
«Abbiamo scelto di investire in modo responsabile, puntando su un progetto che restituisca alla città un impianto moderno, sicuro e integrato nel tessuto urbano», spiegano dalla struttura commissariale dei Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo è chiaro: garantire un’infrastruttura sportiva di livello europeo ma con un impatto finanziario proporzionato alle esigenze del territorio e alle prospettive di utilizzo post-evento.
Il nuovo Iacovone, infatti, non è solo un simbolo della rinascita sportiva di Taranto ma, anche, un tassello strategico della rigenerazione urbana avviata in vista dei Giochi del Mediterraneo 2026. La progettazione ha privilegiato materiali e soluzioni a basso impatto ambientale, efficienza energetica e accessibilità, in linea con i princìpi della transizione ecologica e della sostenibilità sociale.
In un panorama nazionale dove i costi di costruzione tendono a lievitare per la complessità dei progetti e le funzioni accessorie – hotel, spa, aree commerciali – Taranto dimostra che è possibile coniugare ambizione e misura. Il risultato è un impianto competitivo, coerente con le risorse pubbliche disponibili e capace di generare valore duraturo per la comunità.
La struttura commissariale ha saputo mantenere tempi e obiettivi, trasformando un cantiere in un simbolo di efficienza e riscatto. In un’Italia dove gli stadi spesso diventano terreno di scontro tra burocrazia e costi, Taranto si muove con passo deciso verso un futuro in cui sport, economia e sostenibilità parlano la stessa lingua.
