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Sui Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 si accende un nuovo dibattito pubblico, alimentato da un post pubblicato sulla pagina Facebook de Il Regno Libero, che rivendica con forza l’efficienza del modello tarantino.

«Con appena 300 milioni di euro – si legge – i Giochi del Mediterraneo stanno dimostrando qualcosa che in molti fingono di non vedere: i soldi vengono usati bene, il Sud sa essere efficiente, concreto e vincente».
Il post richiama anche le parole pronunciate dal ministro Andrea Abodi durante la sua recente visita in città, secondo cui il programma di Taranto sarebbe «più ricco e intenso» di quello delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. «Più discipline, migliaia di atleti, un calendario fitto – scrive Il Regno Libero – il tutto con una spesa infinitamente inferiore rispetto ai miliardi previsti per l’evento del Nord».
La riflessione si allarga poi al valore simbolico dell’evento: «A Taranto non si parla solo di sport, ma di rinascita. Nuovi impianti, riqualificazione urbana, infrastrutture che resteranno vive anche dopo la fine dei Giochi. Non cattedrali nel deserto, ma strutture pensate per il territorio e per i cittadini». Un confronto implicito con le difficoltà registrate altrove: «Mentre al Nord si registrano costi fuori controllo e continui aumenti di budget, al Sud si dimostra che con meno risorse si possono ottenere risultati concreti e duraturi».
Il post si chiude con una considerazione dal tono politico e identitario: «Taranto diventa così simbolo di un Sud che non chiede assistenza, ma rispetto. Un Sud che, quando ha le condizioni, compete e vince. E forse è proprio questo che dà più fastidio».
Un messaggio che arriva nelle stesse ore in cui il commissario straordinario dei Giochi, Massimo Ferrarese, ha scelto di rompere il silenzio con uno sfogo pubblico che pesa come un macigno. A novantasette giorni dalla cerimonia inaugurale, Ferrarese ha denunciato «pressioni, attacchi e ricostruzioni fuorvianti» che, a suo dire, stanno tentando di minare un percorso che oggi sta portando risultati concreti. «In questi anni ho subito tanti attacchi, ma sono sempre andato avanti con determinazione», ha affermato, rivendicando di aver lavorato «esclusivamente per il bene dei Giochi e dei territori coinvolti».
Il commissario ha respinto con forza le accuse di scarsa trasparenza: «Basterebbe consultare il nostro sito istituzionale per verificare che ogni atto, ogni affidamento e perfino le spese più modeste vengono pubblicate nella sezione Amministrazione Trasparente». Ha definito «inventate» le presunte incompatibilità personali circolate nelle ultime ore, spiegando che «si confondono volutamente discipline normative completamente diverse» e ribadendo che la sua nomina «deriva da una disciplina speciale relativa ai Giochi del Mediterraneo».
Ferrarese ha criticato anche la diffusione «parziale e fuorviante» del bilancio della sua azienda di famiglia, mostrato «solo nelle passività e nell’indebitamento, omettendo attività, crediti e patrimonio». «Una rappresentazione che farebbe apparire in difficoltà qualsiasi azienda», ha detto, ricordando che la sua impresa «opera da oltre 40 anni, dà lavoro a 150 famiglie ed è una realtà sana e radicata nel territorio».
Di fronte a quello che definisce «un clima costruito ad arte», Ferrarese ha annunciato di aver dato mandato ai suoi legali «per tutelare la mia persona e la mia reputazione». Ma ha voluto chiudere con una promessa: «Continuerò a lavorare con la stessa passione, trasparenza, onestà e determinazione che hanno sempre caratterizzato il mio impegno pubblico».
Parole che si intrecciano con il clima di attesa e tensione che accompagna la città verso l’appuntamento del 2026, mentre i cantieri accelerano e Taranto si prepara a vivere un evento che, per molti, rappresenta un’occasione irripetibile di riscatto.

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