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Meno di ottanta giorni separano Taranto dall’evento che promette di cambiarne la storia contemporanea.

E non è un’esagerazione retorica: lo ripete con la convinzione di chi vede la trasformazione dall’interno Carlo Molfetta, direttore generale del Comitato organizzatore dei XX Giochi del Mediterraneo, che al Castello Aragonese ha parlato di “una cosa enorme”, di una rivoluzione in corso che molti, forse troppi, ancora non riescono a percepire. Eppure è lì, sotto gli occhi di tutti: infrastrutture nuove, investimenti statali senza precedenti, un’organizzazione che cresce giorno dopo giorno e un territorio che, per la prima volta, può usare lo sport come trampolino verso un futuro diverso.
Molfetta lo dice con la schiettezza di chi ha vissuto palcoscenici mondiali: Taranto sta diventando internazionale. Non è uno slogan, ma un processo in atto. Il governo ha investito milioni per dotare il territorio di impianti sostenibili e di ultima generazione, dallo stadio del nuoto al canottaggio, dal Magna Grecia a un Erasmo Iacovone che – assicura – “squadre di Serie A non hanno così bello”. E dentro il comitato, oggi composto da circa 150-160 persone, più di un terzo proviene dal territorio tarantino: un dato che per Molfetta non è solo statistica, ma un principio. “Nessuno meglio di un tarantino può capire le radici del territorio tarantino”, ripete, spiegando come la formazione di oggi sia la competenza di domani. 
La Fondazione del Mediterraneo per lo Sport, che ha organizzato l’incontro del 9 giugno sul tema "Dentro i Giochi, oltre l'evento), lavora esattamente su questo: creare consapevolezza, costruire legami, preparare la comunità a diventare parte attiva dei Giochi. Il presidente Angelo Buonfrate lo definisce “un lavoro di legacy”, un’eredità che deve durare nel tempo e produrre benefici reali. La Fondazione ha persino messo a disposizione un piano strategico redatto con il supporto di un docente della Bocconi, un modello che invita a considerare le strutture sportive come un sistema integrato, capace di generare valore per tutti: federazioni, club, imprese, associazioni, cittadini. Un modello che guarda alle esperienze internazionali, come quella del Bernabeu, dove sport e intrattenimento convivono in una gestione moderna e sostenibile.
Se Molfetta rappresenta la macchina organizzativa, Sandro Esposito – vicepresidente del Comitato e responsabile del Tavolo per il turismo – incarna invece la visione della città che accoglie. Con tono diretto, quasi confidenziale, racconta un percorso “tortuoso e difficile”, fatto di ostacoli superati uno dopo l’altro. Ma ora, dice, è il momento di crederci davvero. Perché dal 21 agosto Taranto avrà 4.500 atleti da 26 Paesi, 20.000 accreditati, e poi famiglie, amici, staff, visitatori. Centinaia di migliaia di persone che vivranno la città, la attraverseranno, la racconteranno. E se saremo bravi, aggiunge, quelle 20.000 presenze potranno diventare 200.000 nei prossimi dieci anni.
Esposito insiste su un punto: i Giochi non sono solo sport. Sono cultura, pace, identità, narrazione. Sono l’occasione per cambiare l’immagine di Taranto, per smettere di essere “la città del disagio e della crisi dell’industria pesante” e diventare un faro nel Mediterraneo, una capitale della Magna Grecia contemporanea. Ma questo richiede uno sforzo collettivo: il tassista che sa raccontare la città, il ristoratore che spiega l’identità di un piatto, il commerciante che accoglie con un sorriso. Tutti, nessuno escluso, devono sentirsi parte della stessa nave.
E poi ci sono i volontari, il cuore pulsante di ogni grande evento. Ne serviranno tremila, e le selezioni sono già iniziate. È qui che entra in scena Panagiotis Tzeravinis, responsabile dell’Area Volontari, che restituisce con parole limpide il senso profondo di questo ruolo: “Significa indossare l’uniforme ufficiale con orgoglio. Significa essere il primo volto che un atleta greco, un giornalista turco o una delegazione marocchina incontra appena arriva. Significa rappresentare Taranto, la sua provincia e l’intera Puglia — la sua energia, la sua ospitalità, il suo carattere — davanti all’intero Mediterraneo”. Per Tzeravinis i volontari “saranno il volto e l’anima dell’evento, il cuore operativo dei Giochi”, perché senza di loro “manifestazioni di questa portata e con questo spirito inclusivo semplicemente non sarebbero possibili”.La sua visione è inclusiva, aperta, quasi contagiosa: “Chi stiamo cercando? La risposta è semplice: chiunque voglia esserci”. Il programma è aperto a tutti i maggiorenni, italiani e stranieri, senza alcuna esperienza richiesta: la formazione, completamente gratuita, farà il resto. I ruoli spaziano dal Villaggio degli Atleti alla logistica, dai trasporti al marketing, dalla gestione delle venue al supporto alle delegazioni. Ma ciò che resterà, insiste, va oltre il servizio: competenze nuove, un’esperienza internazionale reale, un certificato ufficiale, e soprattutto un senso di appartenenza che rimarrà nel territorio sotto forma di una rete pronta a sostenere eventi futuri, di una cultura dell’accoglienza più matura, di un orgoglio condiviso.
La cerimonia d’apertura del 21 agosto, affidata a G2 Eventi, sarà il primo grande momento di spettacolo internazionale. Sui nomi degli artisti vige ancora riserbo, e Molfetta lo ribadisce con fermezza: puntare all’internazionalità, offrire alla città artisti e contenuti all’altezza di un evento globale.
Il Castello Aragonese, con la sua galleria meridionale, è stato il luogo perfetto per lanciare questo messaggio: Taranto non deve essere spettatrice, ma protagonista. Solo con la consapevolezza del territorio – dicono Fondazione, Comitato e istituzioni – un grande evento sportivo può generare economia, reputazione, competenze, nuove reti. Solo così i Giochi del Mediterraneo diventeranno davvero l’inizio di una nuova storia.E allora sì, forse è il momento di crederci. Di abbracciare il futuro, come recita il motto dei Giochi. Di capire che “sta succedendo una cosa enorme”, e che questa volta Taranto non può permettersi di restare a guardare.

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