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Foto Studio Ingenito

A colpire il ministro agli Affari europei, Pnrr e Politiche di coesione Tommaso Foti, appena sceso davanti al cantiere di Palazzo Archita, è stata la bellezza.

Una bellezza inattesa, quasi folgorante, che lo ha spinto a sbilanciarsi pubblicamente: «Mi ha felicemente stupito», ha detto, lasciando intendere che il governo potrebbe valutare un ulteriore sostegno per accelerare il recupero dell’edificio. Una promessa arrivata nella sala Monfredi della Camera di commercio di Brindisi-Taranto, al termine di una mattinata intensa tra i cantieri del Cis e quelli dei Giochi del Mediterraneo. E proprio mentre ricordava che la prossima settimana partirà il bando da 10 milioni per facciata, illuminazione artistica e sistemazione delle piazze, Foti ha aggiunto: «Dobbiamo pensarci un attimo, vedere se riusciamo a fare un piccolo sforzo per rimettere in moto il Palazzo».
Il tour, iniziato proprio da Palazzo Archita, è proseguito tra Piazza Castello, le colonne doriche, via Duomo e la chiesa di San Domenico, prima di spostarsi sui cantieri sportivi: lo stadio Iacovone, il PalaRicciardi e lo Stadio del nuoto, dove il ministro ha assistito al riempimento delle vasche, definendo l’intera visita «una delle più belle» da quando è ministro, perché «è bello vedere le città in movimento». Una Taranto che lavora, che corre, che prova a scrollarsi di dosso pregiudizi e ritardi. «Pensate come sarà il 21 agosto», ha detto, «con lo Iacovone inaugurato, praticamente nuovo, con tempi perfettamente rispettati, con le piscine e gli impianti pronti».
Accanto a lui, il commissario unico del Cis, l’on. Dario Iaia, ha rivendicato il lavoro di squadra: «Volevamo che il ministro potesse toccare con mano i risultati», ha spiegato, ricordando che «non basta mettere le risorse in campo: bisogna progettare, eseguire, portare a termine». Iaia ha insistito sulla necessità di una collaborazione istituzionale libera da polemiche: «I cittadini sono stanchi dei teatrini. Bisogna fare. E per fare serve lavorare insieme, indipendentemente dal colore politico».
Il commissario straordinario dei Giochi, Massimo Ferrarese, ha mostrato con orgoglio le vasche che si riempivano: «Esattamente un anno fa qui non c’era nulla», ha detto, confessando «un po’ di emozione» nel vedere l’acqua scorrere. Ha ricordato le 45 opere in 21 comuni, i 50 giorni di pioggia in sei mesi, le difficoltà superate e il clima nuovo che si respira: «Oggi vedo un clima diverso, un sindaco al mio fianco, il governo sempre presente, la Regione al nostro fianco. Così possiamo raggiungere questo grande obiettivo per Taranto, per la Puglia e per l’Italia».
Il sindaco Piero Bitetti ha parlato di una città che ritrova orgoglio e prospettiva: «Investimenti di questa portata danno senso di appartenenza», ha detto, sottolineando come gli impianti sportivi e i cantieri del centro storico possano generare attrattività e sviluppo. Ha ricordato che «fare bella figura significa farla fare all’intero Paese» e che la collaborazione istituzionale non è un optional: «Non collaborare significa non volere il bene comune. Noi invece siamo tutti per il bene comune».
Foti, dal canto suo, ha ribadito che le risorse ci sono: «Gli 8 milioni e mezzo saranno integrati, arriveremo a 12 milioni, più 25 milioni per l’organizzazione», ha spiegato, assicurando che «sotto il profilo della cassa si può andare avanti tranquillamente». Ha lodato maestranze e amministrazioni, ricordando che «la miglior politica è quella che è a disposizione della gente tutto l’anno». Ha parlato dei Giochi come «un momento non soltanto sportivo ma di ricongiungitura culturale e sociale», un’occasione per mostrare al Mediterraneo «una città che si merita tutto questo».
E mentre auspicava la presenza della Presidente del Consiglio all’inaugurazione del 21 agosto, ha promesso che tornerà a Taranto «non solo per i Giochi, ma anche dopo, per inaugurare qualche opera». Poi, con un sorriso, ha chiuso la conferenza stampa con una nota di leggerezza: «Adesso vado a mangiare un piatto di tubettini con le cozze». Prima però c’è da assistere al quadro sonoro eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia di Taranto.
Una mattinata intensa, tra cantieri, promesse, verifiche e orgoglio. Una Taranto che si mostra, si racconta e prova a convincere tutti — forse anche se stessa — che il cambiamento è davvero in corso.

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