Image

Le cose belle per essere tali devono durare il giusto. Non possono stimolare l’assuefazione, devono fermentare il giusto processo di godimento, l’intensità dei sentimenti presuppone l’adeguata frazione di felicità.

I Giochi del Mediterraneo si sono chiusi, nello stesso scenario, con le stesse emozioni, con la medesima cornice di pubblico festante, con cui si erano aperti quattordici giorni fa. La lunga eco si è protratta idealmente tra i due segmenti. Ed è stato un evento riuscito, in tutti i sensi. La città di Taranto è stata posta al centro del villaggio, della visibilità nazionale e internazionale: potere magico dei droni che durante alcuni eventi sportivi per seguire gli atleti, perlustravano allo stesso tempo le nostre bellezze uniche. Ha vinto Taranto perché le annose potenzialità di cui si parla da decenni, finalmente sono state sprigionate. Basta schiacciare i bottoni giusti, affidarsi alle migliori capacità e competenze umane e il risultato arriva di conseguenza. “Ce l’abbiamo fatta” il mantra da mandare in loop del presidente Ferrarese. Hanno vinto i tarantini che hanno accompagnato con i loro strumenti questa kermesse: riempiendo ogni singolo impianto (lasciamo stare le polemiche di chi critica stando seduto su un divano), colorando e permeando di entusiasmo anche discipline meno conosciute. E soprattutto hanno sopportato, in larga parte, i disagi che sono connaturati all’organizzazione di simili eventi: viabilità in continua variazione, commercio stitico, parcheggi ridotti. Abituarsi a certi ritmi scomposti è indice di maturità: i Giochi andavano accompagnati e sostenuti, non sopportati e deplorati. Per due settimane si possono stringere i denti per il bene della collettività, i Giochi del Mediterraneo a cascata andranno a premiare tutti e i benefici (se si faranno le cose per bene in nome della collettività) li scopriremo nei prossimi mesi o anni. Perché i Giochi finiscono come programma di gare (a proposito record assoluto di medaglie per l’Italia), ma proseguiranno a mietere effetti collaterali circa lo sfruttamento dei vari impianti, l’indotto di interesse che può stuzzicare settori disparati a livello economico e culturale. Eredità troppo preziosa. Vogliamo parlare dell’avveniristico stadio Iacovone che farà impallidire ogni singola giornata di calcio di Eccellenza. Oppure dello Stadio del Nuoto Torre d’Ayala che a Benedetta Pilato ha fatto esplodere un “surreale” al termine della propria gara per descrivere la bellezza della piscina da 50 metri. Un colpo d’occhio notevole, con una vetrata con sguardo sul mare, ideale e consona declinazione dell’elemento specifico in vasca. Il PalaRicciardi che può essere una miniera d’oro per la Fidal, essendo struttura unica nel suo genere nel Meridione d’Italia. Oppure lo stadio dell’Atletica Giuseppe Valente da far rientrare nei vincoli regolamentari e magari un domani da trasformare in un meeting di respiro internazionale con scadenza annuale. Gli esempi di Rieti o Rovereto sono calzanti. Senza dimenticare Mediterranean Park Salinella o il Magna Grecia Tennis Center. Ha vinto il comitato organizzatore, ma di questo ce n’eravamo accorti durante la cerimonia di apertura. Realizzare una simile impresa, passando sopra alcune rifiniture che i vari impianti dovranno ancora ottemperare, ma pronti per essere sfruttati nella prestigiosa occasione, (lo ribadiamo) non aveva nulla di scontato. La cerimonia di chiusura non è stata vissuta come una serata triste. Ma come un momento di orgoglio, la realizzazione di aver fatto parte e aver condiviso qualche di unico per il nostro territorio. Lo spettacolo è stato vissuto, questo sì, con un velo di malinconia perché è stato come sfogliare un album di ricordi, le foto da gustare dopo un viaggio bellissimo. La showgirl martinese Rossella Brescia che ha sottolineato come lo “sport come il mare non ha confini” ha aperto ufficialmente la serata. Il presidente Boussayene ha posto i sigilli alla chiusura della manifestazione, intervento preceduto dall’intervento di Massimo Ferrarese, sempre più beniamino dei tarantini che ha posto l’accento anche sul lavoro oscuro dei tremila volontari “vero motore instancabile”, senza dimenticare il comportamento dei tarantini e l’idea che anche dalle nostre parti “i sogni impossibili possono diventare realtà”. Abbraccio al futuro è stato davvero uno slogan riuscito. Il ponte è stato il simbolo di questo abbraccio, il centro cittadino agghindato a festa come mai prima, vero salotto davvero buono. Via D’Aquino, il Lungomare, piazza Garibaldi con il suo fan village. Questi Giochi di Taranto verranno ricordati anche per il “villaggio degli atleti galleggianti”. Due navi da crociera che hanno ospitato sportivi e delegazioni che hanno usufruito di servizi di ogni genere. Una parola per Ionios, il delfino azzurro tradotto in mascotte. Una spruzzata di vivacità presente in ogni evento, gadget da subito andato a ruba. E poi lo spettacolo, perché bisogna fare festa anche se c’è da dirsi dopo addio. Le luminarie scintillano sul prato dello Iacovone, la parte artistica prevede un saluto particolare fatto di voci e ritmi popolari e moderni. Il simbolo maestoso dell’Atleta di Taranto è il più affascinante punto di congiunzione tra le due cerimonie. Voci e ritmi popolari, si diceva. Si passa dal tamburello di Dominique Antonacci che identifica il cuore pulsante di Taranto che batte sempre più forte e convinto, alla freschezza e alla sfrenata simpatia dei Terraross, uno dei gruppi più caratteristici della musica popolare di questa terra. La voce potente e graffiante di Karima accompagnata dall’Orchestra della Magna Grecia si spende per un suo brano inedito che precede l’ingresso di una quarantina di ballerini degli Aktitude, gruppo tarantino che irradia energia e colori. Siamo davvero al passaggio del testimone: le varie delegazioni vengono invitate sul campo (la ginnasta Angela Andreoli e il pallanuotista Francesco Condemi i portabandiera per l’Italia). La parte istituzionale con l’inno di Mameli, il tricolore da issare portato dalla splendida modella tarantina Miss Mondo Italia Mia Zottoli e l’inno del Kosovo. Il passaggio di consegna del vessillo dal sindaco di Taranto, Piero Bitetti a quello di Prishtina, Perparim Rama. La capitale kosovara sarà la sede dei Giochi del Mediterraneo del 2030. Il Kosovo ha una bandiera blu. Un colore che richiama la più riconosciuta canzone italiana nel mondo, riprodotta magicamente dall’armonica di Moses Concas, che precede l’ingresso della band internazionale dei Rockin 1000, perfetta metafora dei Giochi e creazione di Fabio Zaffagnini, sublime condensazione di linguaggi e generazioni differenti provenienti da tre continenti, che trovano nella musica un mirabile momento di congiunzione, protagonisti di un elettrizzante e stordente mini concerto. E sempre sulle note di Domenico Modugno, l’elegante attrice-cantante Serena Autieri si esibisce in Meraviglioso a cui fa seguito la cover della cantautrice Mille, che rispolvera Up Patriots to Arms di Franco Battiato, pezzo sempre attuale soprattutto in tempi difficili come i nostri. E’ stato davvero bello, ma il futuro per Taranto può essere ancora più bello.

Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Gruppo Bitella
STONEG S.R.L.
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Pecoraro Hair Beauty
Franky
MtService
CM-TS S.R.L.
Gruppo Jolly
BUILD ENGINEERING
montecristo_rett.jpg
Flaminia
Flaminia
Flaminia