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Franz Renzullo è il primo segretario provinciale del Partito liberaldemocratico  a Taranto

Il Partito liberaldemocratico ha celebrato domenica 30 novembre il suo primo congresso provinciale a Taranto, un appuntamento che ha visto una partecipazione numerosa di iscritti e simpatizzanti e che ha segnato una tappa importante per la giovane formazione politica.

L’assemblea, aperta con l’insediamento del seggio presieduto da Giovanni Cecafosso, componente della segreteria regionale, ha sancito l’elezione dell’avvocato Franz Renzullo come primo segretario provinciale.

Alla presenza del segretario regionale Matteo Viggiani, di Giammaria Zilio della direzione nazionale e di Fabrizio Manzulli, già vicesindaco di Taranto e tra i primi referenti del partito in città, è stato ricordato il risultato storico ottenuto alle ultime amministrative: l’elezione di Antonio Quazzico, primo consigliere comunale liberaldemocratico in Italia.

Non sono mancati i saluti istituzionali. L’assessore Gianni Cataldino, intervenuto in rappresentanza del sindaco Bitetti, ha letto un messaggio del primo cittadino che ha ribadito l’importanza dei partiti come luoghi di formazione della classe dirigente e ha sottolineato il contributo del PLD alla vita amministrativa della città: “Il Partito liberaldemocratico è parte importante della nostra amministrazione, portando competenza, equilibrio e capacità di dialogo, elementi essenziali per affrontare le sfide che attendono Taranto”.

Tra gli ospiti anche l’avvocato Paola Tagariello, presidente di Kyma Servizi, e il segretario cittadino di Azione, Tommy Lucarella, a testimonianza di un dialogo politico che guarda oltre i confini del partito.

L’assemblea ha approvato un’unica mozione, quella di Renzullo, segno di una sintesi unitaria raggiunta dopo il confronto interno. Contestualmente è stata definita la direzione provinciale, composta da Giuseppe Iaia, Paola Angelini, Piermichele Dimagli, Andrea Manco, Giovannella Epifani, Pierpaolo Carabotta, Vitantonio Angiulli e Angela Pietra Blasi.

La segreteria provinciale vede invece Giammaria Zilio con delega alle Politiche urbane e Sicurezza sul lavoro; Francesco Ruggieri alla Comunicazione e ai rapporti con le organizzazioni politiche e sindacali; Flora Pignatelli alla Qualità della vita, Pari opportunità e Formazione; Marco Caramia all’Agricoltura, Politiche energetiche, Economie del mare e Ambiente; Fabrizio Manzulli allo Sviluppo economico, Infrastrutture strategiche, Turismo e Innovazione digitale.

Un aspetto sottolineato più volte è stata la forte presenza di giovani e donne negli organi statutari, affiancati da figure con esperienza consolidata: una combinazione che, secondo i dirigenti, rappresenta la garanzia di idee nuove e di energie fresche, unite alla solidità di chi ha già maturato un percorso politico.

Nei vari interventi è emersa la volontà di costruire un’area liberale e riformista capace di ridare identità al centro, oggi frammentato tra centrodestra e centrosinistra. Una prospettiva che trova eco anche a livello nazionale, dove Luigi Marattin e Carlo Calenda hanno avviato un percorso di intesa che non sia solo elettorale.

Per Taranto, infine, è stato rilanciato il Progetto Taranto 2030, un piano di rinascita urbana e riconversione economica che punta a trasformare la città in un polo sostenibile e attrattivo, capace di coniugare la sua vocazione industriale con la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse locali.

 

Dinoi (Noi Moderati): “Astensionismo a Taranto, segnale di allarme democratico”

Le recenti elezioni regionali hanno consegnato a Taranto un dato che non può passare inosservato: l’affluenza alle urne si è fermata al 40%, ben al di sotto del 55,75% registrato nella precedente tornata elettorale. Un calo netto che conferma il trend di disaffezione al voto e che, secondo Mario Dinoi, segretario cittadino di Noi Moderati, rappresenta “un segnale di forte allarme democratico”.

“La partecipazione ridotta nella città capoluogo – analizza Dinoi – riflette una distanza crescente tra i cittadini e la politica, un fenomeno che svuota le urne e interroga la rappresentatività delle istituzioni. Se il 60% dei votanti è rimasto a casa, dobbiamo purtroppo considerare quello che è un fallimento per l’intero sistema politico. Questo dato non può essere ignorato. È la prova di una crisi di fiducia che va affrontata non con gli slogan, ma con una proposta politica credibile e strutturata”.

Per Dinoi, Taranto è lo specchio di una situazione che riguarda l’intera regione. La risposta, sostiene, deve arrivare dalla ricostruzione di un’area politica di centro, capace di intercettare il voto di protesta e l’astensione: “La soluzione risiede nella necessità di ricostruire una vasta area di centro, in cui possano identificarsi tutti coloro che non si sentono più rappresentati dagli attuali schieramenti. In quest’ottica, Noi Moderati si candida a rappresentare la ‘casa’ per una base elettorale delusa, composta in larga parte da elettori che in passato hanno creduto in progetti centristi i cui leader, tuttavia, si sarebbero poi spostati per motivi di opportunità personale”.

Il riferimento è chiaro alle esperienze politiche di Italia Viva, Azione e Udc, realtà che hanno animato lo scenario centrista negli ultimi anni. Dinoi critica il “nomadismo politico” e la frammentazione, indicando nella coerenza e nella stabilità i valori fondanti per riaggregare quel segmento di elettorato moderato che oggi si rifugia nell’astensione.

“Rimettere insieme le anime del centro – conclude – offrendo un’alternativa solida e non strumentale ai due poli principali, è l’obiettivo dichiarato per contrastare un astensionismo che, a Taranto come altrove, è diventato il primo partito”.

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