CRONACHE TARANTINE
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C’è stato un momento, durante la riunione di questa mattina a Palazzo di Città, in cui è apparso chiaro che il “Piano Casa” non è soltanto una norma tecnica, ma un terreno su cui si intrecciano visioni diverse di città, bisogni sociali e responsabilità politiche.
La Commissione Assetto del Territorio ha convocato attorno allo stesso tavolo amministratori, ordini professionali, associazioni di categoria e stakeholder per affrontare la nuova legge regionale 36/2023, provando a trasformare un dispositivo normativo in un’occasione concreta di rigenerazione urbana e risposta alle fragilità abitative.
L’assessore all’Urbanistica, Giovanni Patronelli, ha spiegato che l’amministrazione ha scelto deliberatamente di rallentare l’iter della delibera per aprire un confronto più ampio: «Oggi abbiamo convocato un tavolo fra le associazioni di categoria e gli ordini professionali in virtù della proposta di delibera di Consiglio relativa alla legge regionale del 21 dicembre 2023. Era già arrivata in aula, ma abbiamo preferito fermarla per avviare un percorso di concertazione con chi, sul territorio, sarà direttamente coinvolto». Patronelli ha ricordato che la norma consente incrementi volumetrici fino al 20% per interventi di ristrutturazione edilizia legati alla riqualificazione energetica e strutturale, con premialità che possono arrivare al 35% in caso di demolizione e ricostruzione. Ma, al di là degli aspetti tecnici, l’assessore ha insistito su un punto: «Credo che questa legge debba essere ulteriormente estesa anche alle attività di housing sociale. Dobbiamo dare attenzione alle categorie più fragili e recuperare patrimonio edilizio da destinare a chi oggi vive carenze sociali a cui siamo chiamati a rispondere».
Un tema, quello dell’emergenza abitativa, che ha trovato piena risonanza nell’intervento della capogruppo del Partito Democratico, Alexia Serio, che ha scelto di porre l’accento su ciò che definisce la “fascia grigia” della città. «Il recupero del patrimonio immobiliare deve essere una priorità, ma non può ignorare la realtà sociale che viviamo» ha affermato. «C’è un ceto medio sempre più in difficoltà: famiglie che non hanno i requisiti per una casa popolare, ma che non riescono più a sostenere i canoni del mercato libero». Serio ha espresso perplessità su una legge «nata senza il coinvolgimento delle sigle sindacali e delle ARCA, che sono le uniche realtà ad avere davvero il polso dell’emergenza sui territori», e ha contestato il carattere opzionale dell’articolo 6, che consente ai Comuni di chiedere alloggi di Edilizia Residenziale Sociale in cambio di sgravi fiscali. «Per me questo non può essere opzionale» ha detto. «Ho chiesto con forza un protocollo d’intesa vincolante tra Comuni e soggetti attuatori. Dobbiamo destinare all’ERS una quota certa di immobili, senza se e senza ma».
La consigliera ha ricordato che la destinazione sociale comporta già vantaggi fiscali, come l’esenzione IMU, e che «è ora che i benefici per i privati si traducano in risposte certe per i cittadini». Una posizione che ha trovato ascolto attento tra i presenti, segno che il tema non riguarda solo la tecnica urbanistica, ma la tenuta sociale della città.
La riunione si è chiusa con la consapevolezza che il Piano Casa, così come declinato dalla Regione, può diventare un’opportunità solo se accompagnato da un lavoro politico e amministrativo capace di tenere insieme rigenerazione edilizia e giustizia sociale. Patronelli ha ribadito che il percorso proseguirà con ulteriori confronti, mentre Serio ha ricordato che «la casa è un diritto e la politica ha il dovere di garantirlo».
Un messaggio che, al termine dell’incontro, sembrava condiviso da tutti: la trasformazione urbana non può prescindere dalle persone che la abitano.