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L’annuncio della conferenza stampa era arrivato giorni fa, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione dell’ex Ilva dopo la sentenza del Tribunale di Milano.

Ma questa mattina, lunedì 2 marzo, pochi minuti prima dell’inizio dell’incontro, la notizia di un nuovo incidente mortale all’interno dello stabilimento ha cambiato tutto. L’aria nella sala si è fatta pesante, le parole più difficili da pronunciare. E la conferenza, nata per discutere di atti giudiziari e prospettive industriali, si è trasformata nell’ennesimo atto d’accusa contro una fabbrica che continua a segnare la vita – e la morte – di Taranto.
Il primo a prendere la parola è stato il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, il senatore Mario Turco, visibilmente scosso. «Il nostro incontro arriva in una giornata tristissima. È un’altra, è l’ennesima tragedia. Un altro cittadino di Taranto perde purtroppo la vita. Siamo scioccati, senza parole per quanto è accaduto». Da qui, ha spiegato, nasce «il nostro grido d’allarme, di chiedere al governo subito un’indagine ispettiva sulla sicurezza degli impianti». Turco non ha usato giri di parole: «Ormai Ilva è diventata una giostra della morte, una giostra inaccettabile, dove ogni giorno continuano a ripetersi incidenti». E ha rilanciato la richiesta di verifiche non solo sugli impianti, ma anche «sugli appalti e subappalti che non possono non considerare la sicurezza sul lavoro e soprattutto la sicurezza ambientale».
Il senatore ha poi allargato lo sguardo al quadro nazionale ed europeo, invitando il governo a «fermarsi» e ad accogliere l’indicazione del Tribunale di Milano di rivolgersi all’Europa per una nuova strategia industriale. «Altre nazioni come Germania, Francia, Svezia hanno presentato piani industriali a tutela dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese dell’indotto, per un piano realmente green di riconversione economica, sociale e culturale del territorio». Turco ha anche espresso forti perplessità sulla richiesta di reintrodurre lo scudo penale avanzata dal fondo americano Flacks Group che dovrebbe investire nello stabilimento: «Abbiamo seri dubbi sulla credibilità di questo fondo che non deposita un bilancio da oltre cinque anni. Ho presentato un’interrogazione parlamentare e chiesto al ministro Urso se abbia mai verificato la solidità di questo investitore». Poi l’affondo politico: «Urso sta giocando su Taranto e su Ilva. Il tempo del gioco è terminato. Il governo deve dirci come risolvere la questione, non solo dell’Ilva ma della riconversione economico-sociale della città». E sullo scudo penale: «Non possiamo accettare più uno scudo penale tout court. Stiamo lottando per togliere anche quel minimo scudo che il governo Meloni ha reintrodotto».
Accanto a lui, la consigliera regionale M5S Annagrazia Angolano ha riportato il discorso sul legame profondo tra ambiente e salute. «Quando a Taranto parliamo di ambiente parliamo inevitabilmente di salute. Parliamo di sicurezza e quindi parliamo di vita. E non ci possiamo più permettere che Taranto continui a pagare il duro prezzo sulla vita dei propri concittadini». Angolano ha rivendicato il lavoro svolto dal Movimento a tutti i livelli istituzionali: «Al di là delle parole profferite in campagna elettorale, al di là di quelle che qualcuno chiama passerelle, noi portiamo avanti atti concreti». Ha ricordato la mozione contro l’AIA definita “criminale”, le iniziative sul dissalatore del Tara e le recenti azioni in Regione: «Stiamo cercando di portare l’attenzione su tutte quelle tematiche ambientali che continuano a minare ambiente, salute e sicurezza della città». Ha annunciato che presto si discuterà del rigassificatore e ha auspicato una posizione unitaria delle forze progressiste: «Penso che ci si possa esprimere tutti in maniera univoca per il bene dei tarantini. Ora mi aspetto coerenza concreta».
Il consigliere comunale Gregorio Stano ha invece puntato il dito sull’amministrazione cittadina, accusata di lentezza e scarsa trasparenza. «Incalzeremo l’amministrazione comunale sugli esiti della sentenza del Tribunale di Milano. Chiederemo che sia più lesta a informare i cittadini della propria azione nei confronti dell’Ilva». Stano ha ricordato che il Comune non avrebbe presentato ricorso, nonostante le dichiarazioni del sindaco: «Diceva che i ricorsi non si fanno in maniera pretestuosa, quando invece dovrebbe essere il primo garante della salute dei cittadini». Ha poi confermato il proprio impegno sul fronte del rigassificatore: «Per noi è no, sia a terra che a mare, e questo sia chiaro». E ha assicurato che il Movimento continuerà a portare avanti gli obiettivi espressi in campagna elettorale anche nelle commissioni competenti.
La conferenza si è chiusa senza toni trionfalistici, con la consapevolezza che la tragedia di questa mattina pesa come un macigno su ogni parola. Ma anche con la promessa, ribadita da tutti, di continuare a incalzare governo, Regione e Comune affinché Taranto non resti intrappolata in un destino che sembra ripetersi sempre uguale. In una città che oggi piange un’altra vita spezzata, la politica è chiamata a dimostrare che le parole possono ancora trasformarsi in scelte capaci di cambiare il futuro.

 

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