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A Palazzo di Città il clima resta teso. Da giorni le opposizioni sollevano dubbi e perplessità sui contenuti del Documento unico di programmazione e sui tempi ristrettissimi concessi per analizzare a fondo il Dup e il Bilancio di previsione 2026.

Un malumore crescente che ha spinto il presidente del Consiglio comunale, Gianni Liviano, a intervenire con una comunicazione formale indirizzata al sindaco Piero Bitetti, ai consiglieri comunali e al segretario generale Eugenio De Carlo.
Nel documento, Liviano chiarisce che «al fine di garantire il pieno rispetto della partecipazione democratica dei consiglieri» la seduta del 17 marzo 2026, fissata alle ore 11 in prima convocazione, tratterà tutti i punti all’ordine del giorno «fatta eccezione per il Bilancio». Una scelta che, nelle intenzioni del presidente, mira a evitare forzature e a consentire ai gruppi consiliari di lavorare con tempi più adeguati su un atto complesso e determinante per la vita amministrativa della città.
La trattazione del Bilancio di previsione 2026 viene quindi rinviata alla seduta del 20 marzo alle ore 14, «da intendersi come prima convocazione», mentre l’eventuale seconda convocazione è fissata per il 24 marzo, sempre alle ore 14. Una rimodulazione che incide anche sulle scadenze tecniche: «Il termine per la presentazione degli emendamenti al Bilancio di previsione è differito alle ore 9 del 19 marzo 2026», comunica Liviano.
La decisione arriva dopo giorni di pressioni da parte delle opposizioni, che avevano denunciato la difficoltà di esaminare in modo compiuto documenti voluminosi e strategici in tempi giudicati troppo stretti. La scelta del presidente del Consiglio comunale sembra dunque voler riportare il confronto su un terreno più equilibrato, evitando che la discussione sul Bilancio si trasformi in un braccio di ferro procedurale.
Resta ora da capire se il rinvio basterà a rasserenare il clima politico e a favorire un dibattito più approfondito sui contenuti del Dup e del Bilancio. Per il momento, Liviano rivendica una sola priorità: «Garantire a tutti i consiglieri le condizioni necessarie per esercitare pienamente il proprio ruolo». Una linea che, almeno nelle intenzioni, punta a ricomporre un quadro istituzionale che nelle ultime settimane ha mostrato più di una crepa.

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