CRONACHE TARANTINE
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L’ordinanza con cui il sindaco di Taranto ha disposto la chiusura della centrale termoelettrica dell’ex Ilva entro trenta giorni continua a produrre reazioni nel panorama politico cittadino.
Una decisione che, da un lato, raccoglie il plauso convinto del Partito Socialista Italiano e, dall’altro, suscita le critiche del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, che pur riconoscendo la legittimità del provvedimento ne contesta la coerenza complessiva rispetto alla gestione del più ampio dossier siderurgico.
La Federazione provinciale del Psi parla di un atto “di civiltà istituzionale”, sottolineando come la chiusura dell’impianto non rappresenti una scelta contro l’industria, ma una misura necessaria “di fronte all’evidenza che determinati impianti operano fuori dai parametri di legge, scaricando sulle persone e sull’ambiente costi sanitari e sociali inaccettabili”. I socialisti rivendicano la loro storica posizione a difesa del lavoro e della vocazione industriale del territorio, ma ribadiscono che “nessuna ragione economica, nessuna logica produttiva e nessun interesse industriale — per quanto legittimo — può essere invocato in deroga alle norme vigenti e, men che meno, in aperto contrasto con la salute dei lavoratori e dei cittadini”. Da qui il sostegno pieno all’ordinanza e la richiesta che venga rispettata nei tempi previsti.
Il Psi chiede inoltre l’apertura immediata di un tavolo istituzionale che accompagni la chiusura dell’impianto con misure di tutela occupazionale e con un piano di riconversione produttiva. “Non basta chiudere ciò che non funziona: occorre bonificare ciò che ha inquinato, mettere in sicurezza il territorio e riconvertire gli impianti secondo standard ambientali moderni e compatibili con la vita umana”, afferma la nota, rilanciando la necessità di un “investimento pubblico massiccio, strutturato e vincolato” per il risanamento ambientale dello stabilimento.
Di segno diverso, pur senza mettere in discussione la legittimità dell’atto, la posizione del Movimento 5 Stelle. Il gruppo territoriale evidenzia come l’ordinanza dimostri che “quando l’amministrazione vuole, gli strumenti per intervenire li trova e li usa”, ricordando che la sospensione dell’esercizio della centrale ADI Energia è stata disposta “per la mancata presentazione del piano previsto dalla normativa regionale e in applicazione del principio di precauzione”. Un tema che, come sottolineano i pentastellati, era già stato sollevato dal senatore Mario Turco in un’interrogazione parlamentare rimasta senza risposta.
Il M5S, però, punta il dito contro quella che definisce una “contraddizione politica e amministrativa difficilmente contestabile”. “Massimo rigore verso un impianto minore, nessuna iniziativa incisiva contro l’impianto più impattante d’Europa”, si legge nella nota, che ricorda come il Comune non abbia impugnato l’Aia statale dell’ex Ilva, lasciando così consolidare un quadro autorizzativo che continua a incidere pesantemente sulla salute dei cittadini. “Da un lato si invoca giustamente il principio di precauzione nei confronti di ADI Energia; dall’altro non si è esercitata la stessa determinazione nei confronti dell’autorizzazione che riguarda il cuore del polo siderurgico”, affermano i pentastellati, parlando di una “scelta che pone un problema evidente di coerenza dell’azione amministrativa”.