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Foto Studio R. Ingenito

È stata una seduta vivace, a tratti tesa, quella del Consiglio comunale di oggi, martedì 26 maggio, culminata con l’approvazione del rendiconto di gestione 2025: 19 voti a favore e 8 contrari, un esito che fotografa con precisione la distanza politica tra maggioranza e opposizione.


Fin dalle prime battute, l’aula ha assunto un tono frizzante. I consiglieri di opposizione hanno smontato pezzo per pezzo l’azione amministrativa del sindaco Piero Bitetti, contestandogli «la totale assenza di discontinuità» rispetto al passato e accusando la Giunta di non aver impresso alla città quel cambio di passo più volte annunciato. Interventi serrati, critiche puntuali, richiami ai dati economici e sociali: un fronte compatto che ha provato a mettere in difficoltà l’esecutivo proprio nel giorno del voto sul documento contabile più importante dell’anno.
Bitetti ha ascoltato, poi ha replicato con fermezza, richiamando l’aula alla responsabilità istituzionale. «I cittadini mi hanno votato sindaco e continuerò a mantenere un profilo responsabile», ha detto, rivendicando la legittimità del mandato e la necessità di lavorare «con serietà e senza cedere alle polemiche». Un passaggio che ha segnato il momento più politico della seduta, con il primo cittadino deciso a riaffermare la continuità dell’azione amministrativa come scelta di stabilità e non come inerzia.
Alla fine, il rendiconto è passato, ma la discussione ha lasciato sul tavolo tutte le tensioni di una fase politica complessa, in cui maggioranza e opposizione sembrano muoversi su binari sempre più distanti. Oggi, però, l’aula ha scelto: il documento contabile è approvato, e la città attende ora che alle parole seguano i fatti.
E a proposito del rendiconto di gestione, c’è un dato che colpisce subito leggendo la relazione dei Revisori sul rendiconto 2025 del Comune di Taranto: i conti tornano ma il quadro che emerge è quello di un ente che cammina su un crinale delicato, dove ogni passo falso rischia di pesare sul futuro finanziario della città. Il giudizio finale è positivo ma accompagnato da una serie di avvertimenti che non possono essere ignorati.
Il rendiconto certifica un avanzo di amministrazione di 398,4 milioni di euro, con una parte disponibile pari a 9,4 milioni, in forte crescita rispetto all’anno precedente. Gli equilibri di bilancio sono rispettati e il fondo di cassa, al 31 dicembre 2025, ammonta a 93,4 milioni di euro, perfettamente coincidente con le scritture del Tesoriere. I Revisori sottolineano che «l’Ente non è in dissesto» e che non sono state rilevate irregolarità contabili gravi nel corso dell’anno.
Ma dietro la tenuta formale dei conti si muovono dinamiche che richiedono attenzione. Il riaccertamento dei residui ha portato alla cancellazione di oltre 55 milioni di residui attivi e quasi 9 milioni di residui passivi, segno di una difficoltà strutturale nella riscossione. Lo confermano i numeri: per il recupero dell’evasione Imu, a fronte di oltre 15,5 milioni accertati, sono stati riscossi appena 2,5 milioni; per la Tari, su 5,5 milioni ne sono entrati 438 mila. Percentuali che spiegano perché il Fondo crediti di dubbia esigibilità abbia raggiunto la cifra imponente di 262,7 milioni di euro.
Un altro punto critico riguarda i debiti fuori bilancio, che nel 2025 ammontano a 3,4 milioni di euro, quasi tutti derivanti da sentenze esecutive. Un livello che, scrivono i Revisori, «pone l’Ente nel mancato rispetto del parametro P6», uno degli indicatori ministeriali di deficitarietà. La Corte dei Conti, ricordano, ha già chiesto «l’adozione di adeguate misure per evitare la formazione di nuovi debiti», soprattutto quelli legati a forniture senza impegno di spesa.
Sul fronte degli investimenti, il Fondo pluriennale vincolato – che rappresenta le risorse destinate a opere già programmate ma non ancora concluse – scende da 94,3 a 82,2 milioni per la parte capitale. Le spese in conto capitale, invece, crescono in modo significativo: da 53,8 a 98,4 milioni, segno di una maggiore capacità di attivare cantieri e progetti.
La spesa corrente si riduce complessivamente di oltre 14 milioni, con un calo marcato nei trasferimenti e negli acquisti di beni e servizi. La spesa per il personale, pari a 31,7 milioni, rispetta tutti i vincoli di legge e rientra nei limiti previsti per la fascia demografica dell’Ente.
Sul fronte delle partecipate, i Revisori segnalano perdite complessive per 5,5 milioni, concentrate soprattutto in Kyma Ambiente, e ribadiscono la necessità di allineare i saldi debitori e creditori tra Comune e società, ancora disomogenei.
Un capitolo a parte riguarda l’inventario dei beni comunali, che non risulta aggiornato al 31 dicembre 2025. I Revisori invitano l’Ente a sollecitare Kyma Servizi, incaricata della ricognizione, affinché adempia agli obblighi contrattuali: un passaggio essenziale in vista dell’adozione del sistema contabile accrual (registra le operazioni nel momento in cui si verificano gli effetti economici, indipendentemente da quando avviene il movimento di cassa (incasso o pagamento). Questo permette di avere una visione molto più precisa e trasparente della salute finanziaria e del patrimonio complessivo). 
Nonostante le criticità, la conclusione è chiara: «si esprime giudizio positivo per l’approvazione del rendiconto». Ma il messaggio implicito è altrettanto netto: Taranto ha bisogno di migliorare la capacità di riscossione, ridurre i debiti fuori bilancio e accelerare la gestione delle partecipate. Solo così la solidità formale dei conti potrà tradursi in una reale stabilità finanziaria.

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