CRONACHE TARANTINE
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Nel centrosinistra italiano c’è un vuoto che continua a pesare, un’assenza che – secondo il presidente del Consiglio comunale di Taranto, Gianni Liviano – non può più essere ignorata.
«Manca una quarta gamba», afferma senza giri di parole, «un soggetto politico che non sia l’ennesimo contenitore nato per mettere insieme gli scontenti di turno o per offrire una collocazione a chi cerca un partito attraverso cui essere rieletto».
Per Liviano, la questione non è tattica né legata alle convenienze del momento. È culturale. «Serve qualcosa di diverso», insiste. «Serve una casa politica fondata su una visione culturale, capace di andare oltre le parole dettate dagli schieramenti e di investire sul valore della responsabilità». Una casa che abbia come riferimento la dottrina sociale della Chiesa, il cattolicesimo popolare, la cultura della mediazione e del bene comune.
Il presidente del Consiglio comunale parla a una platea più ampia del solo mondo politico. Si rivolge a quella parte del Paese che non si riconosce nella logica della contrapposizione permanente, a chi considera la ricerca di soluzioni condivise un punto di forza della democrazia. «La politica non è il luogo delle verità assolute», ricorda. «È il luogo delle opinioni, del confronto e della mediazione. E la mediazione non è un limite: è una ricchezza, perché consente di costruire risposte più solide e più inclusive».
Secondo Liviano, il bisogno di un nuovo soggetto politico non nasce da un calcolo elettorale, ma da un’esigenza profonda che attraversa i corpi intermedi: associazionismo, volontariato, cooperazione, mondi che non vedono con favore «una politica ridotta a dire che chi sta dall’altra parte ha torto per definizione». È un pezzo di Paese che chiede rappresentanza, ascolto, un linguaggio diverso.
Un soggetto di questo tipo, osserva, sarebbe utile al centrosinistra non solo per vincere le elezioni, ma per allargare la propria capacità di governo e di rappresentanza. Eppure, nonostante lo spazio politico esista, qualcosa frena. «La sensazione», ammette Liviano, «è che oggi manchi il coraggio di chi dovrebbe fare il primo passo. Di chi dovrebbe metterci la faccia, assumersi il rischio e avviare un progetto nuovo».
Troppo spesso, denuncia, prevalgono «la tutela delle rendite di posizione, il timore di perdere un ruolo acquisito, la paura che una nuova avventura politica possa non garantire la rielezione». Un atteggiamento che, a suo giudizio, impedisce di cogliere l’occasione di una stagione nuova. «Le stagioni politiche più importanti», ricorda, «sono sempre nate quando qualcuno ha scelto di rischiare, mettendo una visione davanti alla convenienza personale».
Il punto, allora, non è l’assenza di uno spazio politico. «Quello spazio esiste», conclude Liviano. «La domanda è se esista ancora una classe dirigente disposta a rischiare per farlo sorgere».
Una domanda che, per ora, resta aperta.