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Leggo con attenzione le dichiarazioni del vicesindaco Mattia Giorno, riportate dal Quotidiano di Puglia, sulla composizione della giunta e sulla richiesta del Partito Democratico di rientrare in possesso del cosiddetto “terzo assessorato”.

Intervengo perché, attorno a questa vicenda, si stanno costruendo letture parziali che non corrispondono ai fatti, e che rischiano di alterare la memoria politica di ciò che è realmente accaduto negli ultimi anni. 
Comincia così una lunga nota del consigliere comunale di Azione, Enzo Di Gregorio, con la quale intende fare chiarezza sulla situazione in atto a Palazzo di Città. 
A parlare, prima di tutto, sono i fatti. Enzo Di Gregorio rivendica la genesi della nomina di Federica Stamerra: «Federica Stamerra è stata indicata assessore al Patrimonio su mia diretta proposta, frutto di un percorso politico personale e di un consenso costruito in oltre vent’anni di lavoro nelle istituzioni cittadine e regionali». Una scelta, sottolinea, che non nasce da un automatismo di apparato, ma da una rappresentanza personale conferita dagli elettori. «Non è stata un’indicazione di apparato, ma una scelta riconducibile alla rappresentanza che gli elettori tarantini mi hanno conferito con voto personale». E le successive scelte politiche, sue e dell’assessora, non cancellano quel radicamento: «Le successive scelte politiche, mie e dell’assessore Stamerra, di aderire ad Azione, non cancellano né quel consenso né la legittimità di quella indicazione».
Di Gregorio insiste su un punto che considera dirimente: il consenso non appartiene ai simboli, ma ai cittadini. «Vorrei ricordare a chi oggi rivendica con tanta sicurezza un automatismo partitico che il consenso, in democrazia, non appartiene ai simboli ma ai cittadini, che scelgono delle persone». E aggiunge che ridurre i voti personali a una quota di partito significa «svuotare di senso il rapporto diretto tra eletti ed elettori».Il consigliere richiama poi un passaggio che riguarda proprio chi oggi invoca il “dato elettorale”. Alle regionali del 2025, ricorda, era il consigliere uscente del capoluogo ionico: «In qualunque comunità politica seria, la riconferma di chi ha già rappresentato il territorio è un valore di continuità e di radicamento». Il Partito Democratico, invece, scelse di moltiplicare le candidature nell’area tarantina, frammentando il voto. «Il risultato è sotto gli occhi di tutti: oggi Taranto capoluogo non ha più un proprio rappresentante diretto in Consiglio regionale». Non una polemica personale, precisa, ma «la fotografia di una scelta politica e dei suoi effetti». E conclude: «Chi oggi pretende l’applicazione rigida dello “schema” del 2025 dovrebbe avere lo stesso rigore nel guardare a ciò che da quel giorno è accaduto».
C’è poi una riflessione di metodo, che Di Gregorio definisce «non un attacco personale ma una questione di opportunità politica». «Chi guida un partito ha anzitutto una funzione di equilibrio: tenere insieme la comunità e garantire pari dignità a tutti gli iscritti». Quando però chi ricopre quel ruolo decide di scendere personalmente in competizione per le preferenze, «la funzione di garanzia e quella di candidato entrano inevitabilmente in tensione». Non è questione di numeri, ribadisce, ma «un tema di opportunità, che una comunità politica seria non dovrebbe rimuovere».Sul principio evocato dal vicesindaco — secondo cui chi lascia il partito con cui è stato eletto non potrebbe più rivendicare un assessorato — Di Gregorio risponde richiamando la Costituzione: «La libertà di collocazione politica del consigliere è costituzionalmente garantita». E aggiunge che Azione è parte della coalizione che sostiene il sindaco Bitetti: «Non siamo passati all’opposizione: continuiamo a sostenere il programma e l’amministrazione. La nostra non è una defezione, è una più precisa collocazione politica all’interno della stessa maggioranza».Il consigliere giudica inoltre «poco opportuno il ricorso a ultimatum mediatici nei confronti del sindaco Bitetti», che resta il garante della coalizione. «Il confronto politico è legittimo e necessario, ma va condotto nelle sedi proprie, con rispetto delle responsabilità di ciascuno». Mettere pubblicamente sotto pressione il sindaco, in un momento in cui Taranto deve concentrarsi sui Giochi del Mediterraneo e sui dossier strategici, «non aiuta nessuno».Di Gregorio conferma infine «piena disponibilità al dialogo con il sindaco e con tutte le forze della maggioranza». E rivendica un principio di continuità nella sostituzione dell’assessora Stamerra: «Riteniamo che la sostituzione dell’assessore Stamerra debba avvenire nel solco di quella stessa indicazione che l’aveva portata in giunta, in coerenza con il peso politico che Azione esprime oggi nella coalizione e nel Consiglio comunale». Ogni altra soluzione, avverte, «rischierebbe di cancellare, per via interpretativa, una componente reale del consenso che sostiene questa amministrazione».Il messaggio finale è un invito alla responsabilità: «Taranto ha bisogno di stabilità, di serietà e di concentrazione sui problemi. Non di rivendicazioni unilaterali». Da parte di Azione, conclude, «c’è piena disponibilità a discutere ogni equilibrio, ma a partire dal rispetto reciproco e dalla realtà politica».

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