CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Da settimane Taranto è attraversata da ondate di cattivi odori che si ripresentano puntualmente, invadendo quartieri diversi e diventando una presenza costante nelle giornate dei cittadini.
Non si tratta più di episodi sporadici: è un fenomeno che incide sulla qualità della vita e alimenta la sensazione di una città esposta a criticità ambientali che nessuno riesce a chiarire con precisione.
Tra le voci più insistenti c’è quella del consigliere comunale Mirko Di Bello, che da tempo raccoglie segnalazioni e denuncia pubblicamente la situazione. Di Bello parla di “odori forti, persistenti, avvertiti soprattutto nelle ore serali”, che rendono impossibile ignorare il problema. «I cittadini chiedono risposte, vogliono sapere cosa stanno respirando. Non possiamo continuare a convivere con questa incertezza», afferma, sottolineando come le lamentele siano ormai quotidiane e provengano da zone diverse della città.
Il disagio non è solo olfattivo: è psicologico, sociale, identitario. Taranto ha già pagato un prezzo altissimo sul fronte ambientale e ogni segnale anomalo deve essere trattato con la massima serietà. Serve un monitoraggio costante, trasparente e tempestivo, capace di individuare le fonti, accertarne la natura e intervenire con misure immediate. Non si può continuare a navigare nel buio mentre la città respira aria che desta preoccupazione.
Il monito è chiaro: la qualità dell’aria è un diritto fondamentale. Una città che vuole attrarre turismo, investimenti, nuove opportunità e che ambisce a un ruolo centrale nel Mediterraneo non può essere accompagnata da odori che raccontano un’altra storia, quella di un territorio che ancora fatica a liberarsi da vecchie criticità.
Taranto merita risposte, controlli efficaci e una strategia ambientale che non lasci spazio a zone grigie. Perché i cattivi odori non sono solo un fastidio: sono un indicatore. E ignorarlo sarebbe un errore che la città non può più permettersi.