CRONACHE TARANTINE
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La conferma del blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva «segna un punto di non ritorno» e impone al Governo «di assumersi finalmente le proprie responsabilità».
Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile nazionale delle Politiche economiche e fiscali, sottolinea che «le sentenze si rispettano» e che «la tutela della salute, della vita e della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini viene prima di qualsiasi altra considerazione».
Turco ricorda che il M5S da anni chiede «una scelta politica chiara: superare definitivamente la produzione a carbone, chiudere l’area a caldo e garantire insieme occupazione, bonifiche e nuove prospettive industriali». Una transizione che, aggiunge, «non può mettere cittadini contro lavoratori, perché Taranto ha diritto sia alla salute sia al lavoro».
Per il senatore, il Governo deve ora convocare «immediatamente istituzioni locali, sindacati e imprese» per costruire un vero Accordo di Programma con «risorse, tempi e responsabilità certe». Tra le priorità indicate: mettere in sicurezza gli impianti, accelerare le bonifiche, tutelare tutti i lavoratori diretti e dell’indotto, sospendere qualsiasi procedura di licenziamento e avviare nuove attività produttive sostenibili.
Turco accusa l’esecutivo di aver «avuto quasi quattro anni per predisporre un’alternativa» e di aver invece continuato a rinviare «tra gare fallite, decreti e annunci», cancellando anche «investimenti e progetti del governo Conte II, come il miliardo del Pnrr e le risorse per Ferretti e Renexia».
«Non si può chiedere ancora una volta a Taranto di pagare il prezzo dell’assenza di una politica industriale nazionale», afferma Turco, secondo cui la sentenza «chiude definitivamente il tempo dei rinvii». Da qui la richiesta alla presidente Meloni: «Venga in Parlamento e dica cosa intende fare. La città non può essere lasciata sola davanti alle conseguenze di una crisi che lo Stato trascina da quattordici anni. Ora servono decisioni, risorse e un futuro diverso per Taranto».