CRONACHE TARANTINE
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La conferma dello stop all’area a caldo da parte della Corte d’Appello di Milano apre una fase decisiva per Taranto. Per il Partito Democratico non c’è più tempo da perdere: ora il Governo deve assumersi fino in fondo la responsabilità del futuro industriale e occupazionale della città.
La decisione dei giudici di mantenere il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre segna un passaggio che Taranto attendeva da anni, ma che porta con sé timori e urgenze. Per la deputata Teresa Filippetti (Pd) la sentenza va rispettata, perché tutela salute e sicurezza, ma impone al Governo di agire con rapidità e chiarezza.
Il Partito Democratico ribadisce la necessità di un intervento pubblico forte, di un piano industriale credibile e di una transizione verso la decarbonizzazione che non scarichi il peso sui lavoratori. Servono garanzie occupazionali, strumenti adeguati per l’indotto e una strategia che accompagni la trasformazione del sito senza generare una nuova emergenza sociale.
Filippetti richiama anche il lavoro svolto dagli enti locali: al tavolo ministeriale di martedì è stato rilanciato il Piano Taranto, una proposta organica che punta a sostenere il lavoro, diversificare l’economia, rafforzare le filiere e costruire una prospettiva di sviluppo per l’intero territorio. Una visione che, secondo il Pd, il Governo deve finalmente valorizzare.
“Non si può decidere su Taranto senza Taranto”, è il messaggio politico. La transizione non deve significare deindustrializzazione, né perdita di lavoro: la città chiede salute, ambiente, occupazione e sviluppo. Chiede una direzione chiara, non altri rinvii.