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Il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle ha presentato in Senato una mozione che interviene sul caso ex Ilva dopo la decisione della Corte d’appello di Milano di confermare lo stop dell’area a caldo entro il 28 ottobre 2026.

Il testo, firmato da tutti i senatori pentastellati, richiama la gravità della situazione ambientale e sanitaria e l’impatto occupazionale che rischia di travolgere migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. La mozione prende le mosse dalla sentenza dell’11 settembre 2026 con cui la Corte d’appello di Milano ha respinto le richieste di sospensiva avanzate da Ilva in amministrazione straordinaria e da Acciaierie d’Italia, confermando il decreto del 27 luglio. I giudici hanno ribadito che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con la tutela della salute e dell’ambiente, richiamando gli articoli 32 e 41 della Costituzione che limitano l’iniziativa economica quando arreca danno alla collettività. Secondo quanto riportato negli atti giudiziari e tecnici, all’interno del sito ex Ilva risultano ancora da rimuovere oltre 2.000 tonnellate di amianto, un dato che conferma l’urgenza degli interventi di bonifica e messa in sicurezza. La Corte ha inoltre sottolineato che la sospensione dell’area a caldo non è un evento improvviso, ma l’esito prevedibile di anni di gestione carente, segnata dalla mancata quantificazione dei costi di adeguamento degli impianti e dall’inadempimento delle prescrizioni ambientali. Il provvedimento impone la fermata degli’impianti entro il 28 ottobre 2026, mentre il 16 settembre rappresenta la scadenza tecnica per avviare le manovre di spegnimento. Una decisione che apre scenari drammatici sul fronte occupazionale: Acciaierie d’Italia conta quasi 10.000 dipendenti diretti, di cui circa 5.000 a Taranto, e già oggi circa 3.000 lavoratori risultano in cassa integrazione straordinaria. Numeri destinati a crescere con la fermata degli altiforni, fatta eccezione per le unità necessarie alla messa in sicurezza degli impianti. L’impatto sull’indotto è altrettanto pesante. L’associazione delle imprese appaltatrici ha annunciato lo sblocco immediato delle procedure di licenziamento collettivo per 2.500 lavoratori delle 28 aziende consorziate. Secondo le stime sindacali, senza un piano straordinario di garanzia immediata, i licenziamenti potrebbero raddoppiare in poche settimane, innescando una “bomba sociale” che minaccia oltre 20.000 lavoratrici e lavoratori dell’intero bacino industriale ionico. Nel frattempo, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rinviato dal 15 ottobre al 15 novembre 2026 il termine per la presentazione delle offerte vincolanti relative alla cessione dei complessi aziendali di Acciaierie d’Italia, per consentire la formalizzazione della proposta avanzata dalla cordata guidata da Federacciai. Un quadro di manifestazioni d’interesse definito “forte”, ma che si inserisce in una fase di massima incertezza per il futuro del polo siderurgico. La mozione del M5S chiede al Governo di intervenire con misure immediate a tutela dei lavoratori, di garantire la sicurezza del sito e di definire un percorso chiaro per la riconversione industriale e ambientale dell’area, evitando che la crisi dell’ex Ilva si trasformi definitivamente in un’emergenza sociale senza precedenti. Ecco i firmatari della mozione: Turco, Pirondini, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Cataldi, Croatti, Damante, Di Girolamo, Floridia Barbara, Gaudiano, Guidolin, Licheri Ettore Antonio, Licheri Sabrina, Lopreiato, Lorefice, Maiorino, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Patuanelli, Pirro, Scarpinato, Sironi.

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