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L’aggiornamento delle tariffe per la specialistica ambulatoriale e la protesica era necessario, ma il Governo non può trasferirne il peso economico sui bilanci regionali.
È la posizione espressa da Ubaldo Pagano, presidente della I Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Puglia, dopo l’entrata in vigore del nuovo tariffario nazionale prevista dal decreto Salute-Mef.
Secondo Pagano, l’adeguamento delle remunerazioni per le prestazioni sanitarie risponde all’esigenza di allineare i compensi ai costi reali sostenuti dalle strutture. Tuttavia, il nodo resta quello delle coperture finanziarie.
“Un aumento deciso a Roma deve essere finanziato da Roma, con risorse aggiuntive e strutturali, non sottratte a un Fondo sanitario già gravemente insufficiente”, sottolinea l’esponente dem.
Nel mirino del presidente della Commissione Bilancio ci sono le risorse previste a livello nazionale: 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni annui dal 2027. Fondi che, a suo dire, non rappresentano nuovi stanziamenti ma quote già comprese nel finanziamento sanitario esistente.
Pagano evidenzia come l’aumento dei costi per prestazioni quali dialisi, diagnostica, riabilitazione e prime visite rischi di ricadere direttamente sui conti delle Regioni. Un elemento che, secondo il rappresentante pugliese, assume particolare rilievo per i territori del Mezzogiorno.
“Il decreto consente alle Regioni di riconoscere tariffe più alte, ma solo nel rispetto dell’equilibrio dei bilanci sanitari. Una possibilità che per molte realtà del Sud resta soltanto teorica, perché continuano a fare i conti con criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale che le penalizzano”, osserva.
Da qui l’appello al Governo affinché accompagni l’aggiornamento tariffario con finanziamenti aggiuntivi e una revisione dei criteri di distribuzione delle risorse sanitarie. “Senza coperture certe e un sistema più equo – conclude Pagano – anche misure condivisibili rischiano di trasformarsi in un danno per le Regioni e per gli stessi cittadini”.