CRONACHE TARANTINE
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La deputata del Partito Democratico Francesca Viggiano replica alle dichiarazioni del parlamentare di Fratelli d’Italia Dario Iaia sulla nave gasiera e sul ruolo del sindaco Piero Bitetti.
Per l’esponente dem, il Governo non può scaricare sull’amministrazione comunale le conseguenze delle proprie scelte e deve fornire risposte chiare su salute, ambiente, occupazione e futuro industriale della città.
«Il Governo non può pretendere un assenso a occhi chiusi e poi accusare il sindaco delle conseguenze dei propri insuccessi. Se avesse realmente voluto avviare l’iter progettuale per la nave gasiera, avrebbe dovuto promuovere tutte le procedure amministrative necessarie, presentando un progetto e sottoponendolo alle valutazioni degli organismi competenti. Parlarne con il sindaco durante un incontro istituzionale, ma privo di carattere decisorio e autorizzativo, non sostituisce questo percorso».
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Francesca Viggiano, replicando alle affermazioni del deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia.
«Il Governo non ha proposto diverse collocazioni della nave gasiera: si è limitato a imporne la presenza alla testata del molo polisettoriale. Di fronte a questa imposizione, il sindaco non poteva che negare il proprio assenso. Non gli si poteva chiedere di accettare una presenza tanto ingombrante senza adeguate garanzie sanitarie e ambientali. Tutelare la città era il suo dovere.
Ci sono almeno tre ragioni che Iaia dovrebbe considerare prima di attaccare Bitetti. La prima riguarda salute e sicurezza. Il sindaco è l’autorità sanitaria locale e ha precise responsabilità verso la comunità. Come avrebbe potuto accettare un ulteriore insediamento energetico in una rada già segnata dalla presenza dell’ex Ilva e della raffineria Eni, senza valutazioni sui rischi di incidenti rilevanti e sulle possibili interazioni con gli impianti esistenti? La salute dei cittadini non può essere affidata a una promessa politica.
La seconda riguarda il porto e l’occupazione. Come si può chiedere di vincolare una parte strategica del porto a un’altra presenza industriale, con le conseguenti limitazioni alle attività e alle prospettive degli altri operatori, senza garanzie vincolanti sulla continuità lavorativa dei dipendenti dell’ex Ilva e dell’indotto? Quali impegni concreti avrebbe assunto il potenziale acquirente? Quale beneficio occupazionale certo avrebbe giustificato ulteriori sacrifici per la città?
La terza riguarda il futuro di Taranto, il suo paesaggio e il rapporto con il mare. Anche lo skyline e la possibilità di sviluppare altre vocazioni economiche devono entrare nelle valutazioni. Non si può continuare a occupare l’orizzonte della città, fisicamente ed economicamente, chiedendole di subordinare ogni prospettiva alle esigenze dello stabilimento.
Anche sull’approvvigionamento di gas servono risposte tecniche. Occorre distinguere le disponibilità che consentono l’attuale operatività dello stabilimento dal fabbisogno del futuro assetto produttivo e spiegare quali alternative siano state effettivamente studiate. Se l’obiettivo era realizzare i forni elettrici, il Governo chiarisca quali possibilità di approvvigionamento e di potenziamento delle infrastrutture esistenti abbia valutato e perché abbia legato il piano proprio alla nave gasiera.
Questa insistenza impone una domanda: la priorità è costruire il progetto migliore per Taranto oppure ottenere l’accettazione di una determinata operazione economica? Il Governo renda trasparenti gli interessi industriali coinvolti e dimostri quali vantaggi concreti ne sarebbero derivati alla comunità.
Personalmente non condivido il piano per come era stato strutturato. Non si possono chiedere ulteriori sacrifici a una città senza rassicurazioni sanitarie e ambientali e senza un beneficio occupazionale reale e verificabile. Colpire il sindaco serve soltanto a spostare l’attenzione dalle risposte che ancora mancano: una soluzione industriale, garanzie per i lavoratori e una prospettiva capace di rispondere alle esigenze di Taranto.
Rinnovo quindi l’invito a Dario Iaia ad assumersi le proprie responsabilità come esponente della maggioranza di Governo e a lavorare perché tutte le istituzioni si siedano finalmente allo stesso tavolo, con tecnici qualificati, documenti e dati verificabili, per decidere quale futuro costruire per la città.
A Taranto c’è una bomba sanitaria e ambientale, prima ancora che occupazionale, di cui occuparsi. Le polemiche non la disinnescano. Servono decisioni fondate sulla competenza e sull’interesse pubblico. Il Governo dimostri di esserne capace, invece di cercare nel sindaco un bersaglio a cui attribuire le proprie responsabilità».