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Credit foto Governo.it

Durante il dibattito al Senato sul ruolo dell’Italia in Europa, a cui ha partecipato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è emerso il tema legato all’ex Ilva.

La senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, già segretaria generale della Cisl, ha sollevato critiche in un'interrogazione sulla gestione di Acciaierie d’Italia. In risposta, Meloni ha risposto con fermezza, evidenziando "la gravità della situazione ereditata dal suo governo" e sottolineando che "le misure adottate in passato non hanno risolto il problema". Ha affermato che "il suo esecutivo si è assunto la responsabilità di affrontare una questione rimasta irrisolta", aggiungendo che il Governo si è trovato a fronteggiare "ostacoli ideologici e giudiziari" lasciati in sospeso dalle amministrazioni precedenti.
La premier ha quindi provocatoriamente osservato: se i decreti varati dai governi guidati da Renzi e Monti fossero stati così efficaci, la questione Ilva sarebbe stata già risolta. Rivolta alle opposizioni, ha aggiunto: "Se avevate soluzioni migliori, perché non sono state messe in atto quando eravate al governo?". 
"Ci siamo assunti la responsabilità di estromettere il socio di maggioranza, Arcellor-Mittal. Sorvolo sui patti parasociali secretati che erano stati sottoscritti - ha proseguito la premier -. E abbiamo nominato una nuova terna di amministratori per superare i problemi gravi che venivano segnalati dalle organizzazioni sindacali e che erano reali. Abbiamo lavorato in incessantemente per il rilancio della più importante acciaieria d'Europa, cercando nuovi acquirenti che fossero affidabili. Abbiamo trovato sul nostro percorso diversi ostacoli, alcuni di carattere ideologico. Penso all'opposizione dell'amministrazione di Taranto alla nave rigassificatrice, che ha fatto sfumare l'interesse di Baku Steel. Abbiamo trovato, come sapete, ostacoli giudiziari fino al recente decreto della Corte d'Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento degli impianti a caldo, nonostante gli amministratori stessero puntualmente dando attuazione alle numerose e rigorose prescrizioni ambientali e sanitarie che erano state imposte dall'Aia nel 2025".
"Sorvolo francamente - ha aggiunto la Meloni - sulla coerenza logica di questi provvedimenti giudiziari. Mi basta ricordare la critica serrata a cui li ha sottoposti pochi giorni fa la Procura Generale della Corte di Cassazione".
Passando poi all'attualità e alle prospettive future, Meloni ha ribadito l’impegno del governo verso tre obiettivi: garantire la continuità della produzione di acciaio in Italia, salvaguardare i posti di lavoro negli stabilimenti – come quello di Genova Cornigliano – e rispettare pienamente gli standard ambientali e sanitari. La premier ha altresì sottolineato l’importanza di monitorare l’andamento della gara in corso per tutelare sia i lavoratori che gli impianti produttivi. Intanto, a Genova, i lavoratori della ex Ilva continuano il presidio permanente davanti alla Prefettura per far sentire le proprie ragioni.
Nel frattempo, alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è intervenuto sul tema durante il Question Time rispondendo alla deputata di Noi Moderati Ilaria Cavo. Urso ha dichiarato che, in attesa della sentenza della Corte di Cassazione relativa alla chiusura dell’area a caldo di Taranto, sono state date "indicazioni ai commissari dell’ex Ilva di reperire nuovo materiale necessario alla produzione". Ha specificato che "sono stati richiesti bramme per i laminatoi di Taranto e coils per gli impianti di Genova e Novi Ligure". Nel concludere, il ministro Urso ha chiarito che "gli ordini dovranno essere effettuati dai soci industriali affinché gli impianti possano continuare a operare", mentre "si attende l’assegnazione definitiva della proprietà, rinviata a metà novembre dopo la pronuncia della Corte di Cassazione prevista per il 20 ottobre.

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