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La Fondazione si è costituita. Evviva la Fondazione. Capitale sociale di partenza un po' ridotto in verità, ma le intenzioni sembrano genuine e comunque in questo periodo di assoluta mancanza di stimoli galvanizzanti per lo sport e per il calcio, tutto può far bene ad alimentare un briciolo di speranza.

Speranza, termine che va incentivato con i fatti per non rimanere nei canoni della mera consolazione. La Fondazione, come dichiarato da Massimo Ferrarese nel giorno della sua istituzione ufficiale davanti ad un notaio, nasce con un valore quasi pedagogico, ma nello stesso tempo ambisce a sostenere le nuove progettualità, con all'orizzonte la possibilità di coinvolgere l'interesse pubblico. Insediamento del sindaco e della nuova Giunta, attirare attraverso un bando le manifestazioni di interesse, proporre il reale investitore e infine la formazione dei nuovi organici a livello federale: dal punto di vista tecnico i tempi appaiono giusti, ma stretti. Bisognerà arrivare un po' tutti preparati alla imminente estate sapendo ciò che si deve fare e soprattutto aver individuato uno (o più) soggetti imprenditoriali in grado di sobbarcarsi l'auspicata ripartenza. In tutte le prime dichiarazioni rilasciate, Massimo Ferrarese ha avuto il merito di ridare una prospettiva a costo di un'evidente esposizione mediatica. E' servita l'ideale volontà “di far ritornare la città a sognare in grande” e “riportare il calcio dove Taranto merita anche grazie al nuovo stadio Iacovone” per rinfocolare entusiasmi nemmeno sopiti, ma ridotti a livelli insignificanti. Una bella responsabilità, perché ai proclami e alle promesse di fasti da ritrovare a breve, va seguita la parte più consistente del viaggio: la progettualità condotta da chi intende gestire questo riavvio. Ribadiamo che non appare chiara quale direzione verrà intrapresa: se individuare e convincere un “uomo forte” o raggruppare una serie di investitori. Il dato è certo, e questo non va mai dimenticato, che questa progettualità ha senso solo se avrà un ampio respiro, una visione pluriennale, un budget di certo non banale anche se si tratterà in partenza di categorie dilettantistiche. Per riempire un vuoto oggettivo, di notizie e di sostanza, ci si è distratti sondando la reale disponibilità di qualche personaggio noto negli ambiti calcistici recenti. Ma Nicola Canonico, che ha chiuso la sua esperienza a Foggia con le irrevocabili dimissioni, non sembra (per ora) desideroso perseguire una nuova avventura calcistica. Intenzioni corroborate anche da chi ha avuto modo di scambiarci qualche chiacchierata. Un nome che la stessa tifoseria rossoblù, quando è circolata l'indiscrezione di un presunto interessamento, ha accolto in modo freddo. Perché se proprio bisogna ricominciare (ad esempio il nome di Canonico è ricorso spesso nell'ultimo decennio) è meglio farlo con gente che abbia una sorte di verginità, ponendo in prima istanza serietà, competenza e solidità economica. Sono uscite nel dettaglio le motivazioni dell'esclusione del Taranto calcio dal torneo di Serie C. Appunto: serietà, competenza e solidità economica totalmente estranei all'ultima esperienza da dimenticare in fretta anche alla luce di quello che erroneamente e scientemente veniva propinato a sostegno delle proprie strampalate tesi difensive.

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