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Ripartire dal basso (da non intendersi in senso propriamente tattico) e ritrovare in tempi brevi il calcio che conta.

Che sia Eccellenza o Serie D di esempi simili, di risalite immediate o con la dovuta tempistica, se ne possono elencare diverse. Tracce propedeutiche che il Taranto ha il dovere di seguire. L'Avellino si avvia a ritrovare la Serie B dopo sette stagioni. Agli irpini bastano aritmeticamente due punti per cancellare annate ricche di investimenti economici e di proporzionali delusioni, ma potrebbe bastare meno se il rivale Cerignola non ottenesse il massimo dalle ultime due gare di stagione regolare. L'Avellino vince con merito sull'onda delle ultime nove vittorie consecutive, forse nell'annata in cui si nutrivano in partenza minori speranze (le ambizioni sono sempre state di alto livello). Perché già nel mese di settembre la proprietà retta dal gruppo D'Agostino aveva deciso con coraggio di recidere il rapporto con tecnico e direttore dell'area tecnica (Pazienza-Perinetti) per affidarsi ad un allenatore poco esperto, ma espressione di un viscerale legame con tutto l'ambiente (Biancolino). Senza tralasciare i discorsi strategici degli addetti ai lavori che ostacolavano oggettivamente un futuro luminoso (contratti onerosi e pluriennali, pericolo di una rosa in sovrannumero, piazza demotivata dai recenti insuccessi). L'Avellino vince con merito, nonostante le storture di un girone C che in ambito di regolarità ha denunciato diverse crepe. E con un pizzico di egocentrismo si può dire che anche il Taranto abbia contribuito alla promozione dei biancoverdi. Torna alla mente quel pomeriggio del 3 novembre con i rossoblù guidati da Michele Cazzarò appena subentrato a Gautieri che con un gol di Battimelli espugnano il Partenio contro ogni pronostico sensato. Una sconfitta che alla luce dell'esclusione del Taranto (e della Turris), oltre alle relative sottrazioni di punti per i risultati positivi ottenuti contro gli ionici e corallini, ha facilitato il compito di issarsi al comando della classifica dopo il sorpasso al Cerignola, peraltro ulteriore beneficiario della regola oggetto di pesanti critiche. L'Avellino alla fine della stagione 2017-18 conclusa al 14esimo posto in B, non riuscì ad iscriversi al successivo torneo cadetto per motivi finanziari, ripartendo dalla serie D con un'altra denominazione sociale per poi tornare una volta in C (conquistata dopo un solo anno di purgatorio) all'antica US Avellino 1912. Ma ci sono altri esempi di cadute rovinose e progressive rinascite. C'è l'esempio del Pisa che sta per riassaporare la massima serie dopo quasi trent'anni (1990/91). Il club toscano in questo lungo periodo ha subito due fallimenti per dissesti finanziari, il primo dopo la retrocessione dalla Serie B nella stagione 1993/94. Il Pisa Sporting Club abdicò in favore dell'Associazione Calcio Pisa che ottenne la possibilità di partecipare al torneo di Eccellenza Toscana. La Serie D fu ottenuta dopo un anno, ma non per i risultati sul campo (decimo posto) ma per “generici” meriti sportivi. Stesso dramma calcistico alla fine della stagione di B 2008/09: nuovo fallimento e ripartenza in sovrannumero dalla Serie D, vinta al primo colpo. Non avrà uno “storico” di livello, ma l'attuale Virtus Entella da poco promossa in B (a scapito di corazzate come Ternana, Pescara o Perugia) ad inizio anni 2000 si barcamenava tra Promozione ed Eccellenza, prima di essere gestita dal 2007 dall'attuale presidente Antonio Gozzi, capace pochi giorni fa di conquistare la B per la seconda volta nella storia del club di Chiavari. Certo avere un gruppo indonesiano in cabina di comando con al timone alcuni tra gli uomini più ricchi del pianeta aiuta, ma il Como solo nel 2017 dichiarava bancarotta e doveva ripartire dalla Serie D. Ora, in Serie A, allarga gli orizzonti a prospettive europee. Esempi virtuosi perché al contrario esistono società come il Portogruaro che dopo aver vissuto dieci anni di lustro tra C e B dopo la radiazione patita nel 2013 fatica a ritrovare il calcio professionistico. Il comune denominatore è trovare uomini, risorse, progetti e competenze per accelerare la ripresa. La Fondazione Mediterraneo dello Sport è sorta con il compito di recitare un ruolo centrale, anche se non si conoscono nel profondo i confini operativi e le possibilità di manovra. Sicuramente non bisogna far calare l'attenzione, i giorni cominciano a scorrere un po' troppo in fretta.

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