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In sala d'attesa, impazienti per un cenno, un richiamo, un piccolo sussulto. La vicenda legata al futuro del calcio tarantino si sviluppa in queste settimane in preda ad un anonimo silenzio, la città è affaccendata in altre questioni.

L'auspicio è che tanta inerzia possa essere ripagata con un adeguato rilancio. Anche perché la coltre di pessimismo e di rassegnazione che attanaglia il tifoso medio, in alcuni, fa balenare l'idea anche di una stagione senza pallone. Non ne abbiamo (ora) la certezza, ma se volessimo sbilanciarci con le previsioni, possiamo dire che quel pallone riprenderà a rotolare. Non più sgonfio, scellerato e poco dignitoso come fino a qualche mese fa, ma probabilmente con rinnovate ambizioni. Ci sono due soggetti da cui dipende buona parte della riuscita dell'operazione che tra qualche settimana dovranno agire in simbiosi: da una parte il futuro sindaco di Taranto e dall'altra il capo della Federcalcio Gravina. C'è un bando da istituire, c'è una migliore offerta da veicolare, magari una soluzione già incorniciata a dovere. Soggetti locali o di fuori città? Poco importa se proprio vogliamo indagare, le priorità sono come al solito solidità finanziaria, visione, competenza. In questo auspicabile attivismo, si insinua il ruolo della Fondazione nata anche per vigilare e partecipare in questa fase delicata. Non conosciamo se sarà un ruolo marginale o di maggiore impatto, sicuramente non dovrebbe venire meno lo spirito di solidarietà e sostegno con cui è stata concepita la sua creazione per ammissione di chi si è speso tanto per un simile sviluppo.
Resta sempre lo spauracchio della vecchia matricola, ma anche in questi casi, sempre con la volontà di sbilanciarsi un minimo, possiamo affermare che il passato riguarda il passato. Non ci sono le condizioni affinché il Taranto FC 1927 riprenda la sua attività (come? con chi?), troppo stringenti le difficoltà finanziarie e le perdite di bilancio da coprire (saremmo su una cifra ben superiore ai due milioni di euro), le medesime peraltro che hanno costretto la Corte d'Appello Federale a decidere per l'esclusione dal campionato di Serie C. Il calcio potrà ripartire in modo autonomo, non necessariamente vincolato, per dirla fino in fondo, alla cancellazione di quella matricola. Il posto in sovrannumero nel campionato di Eccellenza dovrà essere ritagliato ad hoc, rispettando le tempistiche anche se non bisogna guardare categoricamente alle scadenze d'iscrizione in virtù del plausibile inserimento pilotato. Poi a seguire ci saranno le altre questioni da affrontare. Per uno Iacovone che lentamente perde la sua fisionomia originaria venendo smontato pezzo per pezzo, ci sarà un'altra struttura a cui per un anno chiedere esilio (Massafra?). Si ripartirà dall'Eccellenza, ma è bene fornirsi già da ora di umili anticorpi. Non sarà, eventualmente, una passeggiata, ma l'importante è fare un primo passo. Gli altri arriveranno di conseguenza.

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