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Che fosse un periodo di lunga transizione lo avevamo compreso. Un ampio spartiacque che divide un calcio che fu da quello che tutti desideriamo che sia.

Ma giugno, una volta che anche gli altri hanno esaurito il rispettivo compito in campionato, è il classico mese preparatorio alla nuova stagione. Ci si organizza, si fanno i conti con la propria cassa, ci si rende conto che forse è meglio continuare o abdicare. Il Taranto è poco di tutto questo: di fatto parcheggiato in chissà quale latitudine calcistica se il riferimento è l'ultima matricola, in attesa di trovare uomini e fondi per ripartire se allunghiamo lo sguardo ad un nuovo progetto. Ma questa ripartenza non può scattare da sola: deve essere sostenuta, accompagnata e ratificata. E il silenzio che circonda questo paesaggio, peraltro piuttosto sgombro, fa un po' paura. Nella recente campagna elettorale l'argomento Taranto calcio è stato dribblato o comunque non ritenuto di intessere primario; i tifosi (Fondazione Taras, gruppi organizzati) assistono impotenti e pazienti tenendo la propria voce per ora muta; anche la Fondazione del commissario Ferrarese, dopo il dovuto tributo pubblicitario per la propria iniziativa, ha deciso di tenere un profilo defilato. In tutto questo restano in silenzio la vecchia società che, disimpegno o meno, resta sempre di proprietà di Massimo Giove e gli eventuali acquirenti o volenterosi che avranno l'ardito compito di far rotolare nuovamente il pallone dalle nostri parti. Ma qualcosa prima o poi dovrà succedere o sta per succedere. Il 6 giugno non è una scadenza banale: viene anticipato rispetto alle canoniche date, per chi intende iscriversi in Serie C, il versamento della fideiussione che è di 700mila euro oppure di 350mila euro se si è rispettato al 31 marzo scorso l'indice di liquidità dello 0,8% oppure si è in grado di ripianare le carenze finanziarie in atto. In più bisogna certificare di essere in regola con i pagamenti degli stipendi di aprile e i contributi fino al mese di marzo. Il Taranto, nonostante l'esclusione dal campionato di Serie C, deve comunque dimostrare di avere saldato il debito di stipendi e contributi con i precedenti riferimenti temporali di aprile e marzo. In più il Taranto Fc 1927 sarebbe obbligato ad effettuare una ricapitalizzazione entro il 30 giugno. La somma da sborsare non è chiara, ma si aggirerebbe tra i 500mila e il milione di euro. Qualora Massimo Giove (anche perché intorno a lui non esistono al momento eventuali affiancatori) non rispettasse queste scadenze, la matricola con atto ufficiale della Figc nel giro di un mese sarebbe oggetto di radiazione. Un imperativo che il vertice del calcio nazionale ha voluto imporre per generare una sorta di selezione naturale e non subire ripercussioni al limite della regolarità dei campionati con società che non sono in grado di essere sostenibili nel tempo o addirittura all'interno della singola stagione. Da quel momento si potrebbe davvero aprire una nuova fase del calcio rossoblù. Il silenzio sarebbe sicuramente squarciato, il Taranto inteso come argomento calcistico, tornerebbe a gravitare in città con un misto di speranza e coinvolgimento. Sempre guardinghi perché se ci sarà da ricominciare occorre farlo per bene.

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