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Il Taranto ai baresi. E allora? Suona strano, ma può anche suonare bene. Dalle nostre parti, specie in questo momento, storcere la bocca è esercizio impertinente.

Non ce lo possiamo permettere. Prescindendo dalla voglia di ambizione e dalla sete di rivincita, si dovrebbe cogliere con soddisfazione questa svolta. Il Taranto sarà di proprietà della famiglia Ladisa: gruppo solido, riconoscibile, con esperienza nel calcio, che comprende bene il territorio. Forse, al momento, migliore scelta non si poteva compiere. E poi, sopra tutto, c'è uno sblocco fondamentale. Il calcio a tinte rossoblù ricomincia e prosegue su ben altro solco, non era scontato dopo alcuni rallentamenti imprevisti di poche settimane fa. Volevamo aria nuova, sentivamo il bisogno di spazzare mesi di domande inevase, indicare sagome dietro le quali non c'era sostanza e che irradiavano ombre incerte. Il Taranto ai baresi è anche un salto di qualità, insinuandosi in quelle sacche di resistenza ideologiche che frenano lo sviluppo e minano la crescita culturale del nostro ambiente. Impressiona l'assenza di imprenditori o soggetti tarantini che davanti all'avviso pubblico diramato dal Comune si sono defilati, hanno rinunciato all'ultimo istante, non hanno preso nemmeno in considerazione l'idea. Non è indicato da nessuna parte che un imprenditore o un gruppo di estrazione locale sia obbligato a fare calcio, ma è oggettivo e apodittico rimarcarne la totale diserzione. Prime parole del gruppo Ladisa: Taranto vincente e sostenibile. I due termini si potrebbero anche invertire. La chiave è proprio la sostenibilità, questa sconosciuta. Un progetto calcistico ha valenza solo se ha un orizzonte temporale pluriennale, altrimenti si viene sommersi dagli affanni, dalla superficialità, dall'arte di arrangiarsi che ha un limite preciso e che non si può oltrepassare. Fare calcio, ormai, non si inventa più. La semplice passione è un valore che ha bisogno di essere affiancato da connotati commerciali e strategici, forse anche estranei al calcio. Lo Iacovone ristrutturato è la miccia che può far esplodere entusiasticamente questo progetto. Vito Ladisa nelle prime dichiarazioni ha parlato di “avventura epica”, affermazione impegnativa, ma quanto vorremmo entrare per una volta nella storia dalla porta giusta. Con la sostenibilità, i risultati vincenti possono germogliare naturalmente, si spera il prima possibile. L'esigenza di sottrarsi dall'inedita Eccellenza è fortissima, ma nel pretendere di vincere il campionato nel girone d'andata solo perché ci sono riusciti di recente altri club o perché si porta un determinato nome (ma quale tradizione?), si pecca di leggerezza. Perché vincere all'ultima giornata cambierebbe di fatto qualcosa? Non storciamo la bocca, non ce lo possiamo permettere. Ora in tempi brevi, secondo una scaletta cadenzata, ci sarà la domanda di iscrizione da depositare in Lega Dilettanti, la scelta dell'organigramma dirigenziale e di quello tecnico. Forse i nomi sono stati già individuati e presto li conosceremo. Poi faremo i conti con un mondo nuovo, inteso come categoria; con trasferte mai sostenute, con avversari mai incrociati. Con la giusta umiltà, con il doveroso approccio e con una mentalità vincente, anche questo scoglio sarà superato.

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