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Il 21 settembre coincide con l'ingresso della stagione autunnale. I periodi di oscurità avanzano lentamente, le nubi si addensano, le giornate tendono a rinfrescarsi.

Dal 21 settembre sembra che anche il Taranto sia entrato improvvisamente in un cono d'ombra. E' bastato un pareggio contro il Galatina per sospettare del valore intrinseco dell'organico, per discutere del futuro stagionale, per scovare difetti (il portiere, gli under, l'attaccante) e alimentare dubbi. Perché l'idea originaria, piuttosto spiazzante e maldestra, è che il Taranto, in quanto Taranto, dovesse fare un solo boccone del torneo di Eccellenza. Vincere tutte le partite, perché siamo il Taranto e con noi nessuno può competere (ricercate quante città dal 1992 abbiano disputato in Italia almeno una stagione di Serie B). Schivando e disinteressandosi della realtà delle cose: il ritardo organizzativo con cui ha dovuto fare i conti la SS Taranto calcio insediatasi intorno a Ferragosto, il tempo insufficiente (c'è una stagione intera per rimediare) a costruire capillarmente una squadra che ha affrontato l'alba del campionato senza adeguati allenamenti nelle gambe in assenza di partite di preparazione, la difficoltà di un allenatore a creare un'adeguata architettura tecnico-tattica alla ricerca nel frattempo di una consona condizione atletica. Dati oggettivi, non alibi. Per ogni cosa ci vuole del tempo. E a fronte di qualche errore di valutazione (caso Jallow) e di alcune lacune da colmare nei ruoli chiave societari, criticare appare esercizio secondo noi superfluo proprio in virtù di questa prima fase di assestamento. Un'apertura di credito che andava accordata, ma che con l'andare avanti della stagione tenderà fatalmente con l'esaurirsi. Quattro vittorie iniziali in mezzo ad una convincente prestazione nell'andata di Coppa Italia, per giunta al ritmo opprimente di tre giorni alla volta, avevano mascherato le presenti problematiche. Ma il pareggio di Galatina non bastava da solo a salutare il grigiore autunnale. A distanza di ore si è consumata (e si sta consumando) una vicenda per certi versi kafkiana, assurda nelle modalità e soprattutto negli sviluppi. La mancata presentazione del Taranto alla gara di ritorno di Coppa Italia a Brindisi è di per sé un fatto grave e clamoroso (soprattutto per le conseguenze in termini di sanzioni che ne deriveranno), al netto delle motivazioni che dovranno fungere da architrave in un ricorso che sarà complicato volgere in termini favorevoli. La decimazione provocata dal virus gastrointestinale che ha colpito una consistente fetta di rosa rossoblù è una ragione che dovrà includere elementi di eccezionalità e forza maggiore, ma ci rimettiamo alle abilità e competenze chi avrà il compito e l'onere di difendere l'operato del club ionico. Senza entrare nelle diatribe che sono seguite tra le società di Taranto e Brindisi, senza investigare per ora sui mancati accordi, sugli orari delle comunicazioni, su ciò che poteva fare il Comitato Regionale Puglia, a noi preme comprendere il clima che si sta creando. Il presidente Ladisa e la proprietà che rappresenta è stato accolto con un favorevole entusiasmo. Gruppo forte, dall'indubbia sostenibilità economica, capace di  rianimare un calcio rossoblù moribondo. Abbandonare il non calcio dell'ultimo periodo di gestione Giove per tuffarsi in una nuova dimensione. Le parole di insediamento di Ladisa a Palazzo di Città contenevano elementi condivisibili, un progetto ad ampio respiro, un'idea multifunzionale, che abbraccia non solo sport e la componente giovanile, ma diversi ambiti della nostra città. Ora, però, non è simpatico assistere ad un radicale cambio di atteggiamento o almeno a repentine sterzate. Non più idee, progetti, ambizioni. O almeno non solo. Ma il desiderio di individuare un nemico al giorno, costruirsi una corazza per anticipare imprecisati attacchi esterni, assumere spesso comportamenti virili per scacciare un imprecisato “fango e discredito” di cui sfugge la reale origine. Ieri il Comitato Regionale e il Brindisi. Oggi il mediapartner, domani qualche giornalista o un organismo politico-istituzionale. Non c'è bisogno di atti di forza per accaparrarsi le simpatie altrui. Ladisa e il suo gruppo hanno abbastanza carisma, personalità e status imprenditoriale per evitare di infilarsi in vicoli ciechi che comportano solo distrazioni e disfunzionalità. C'è un campionato da portare avanti (ma domenica si gioca contro il Bitonto?), c'è una categoria da abbandonare in fretta, c'è un clima da preservare, c'è soprattutto un'unità di intenti da mantenere. Fare la guerra non serve mai. Basta informarsi un po' per capire quanto male faccia al nostro mondo.

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