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Le giustificazioni non possono durare in eterno. Al Taranto, costruito in tutta fretta, assemblato con evidenti lacune di organico (numero di under, assenza di un centravanti di razza) non si può concedere alcun alibi.

Forse Riccardo Di Bari, in qualità di direttore sportivo, non è stato particolarmente incisivo. Per ora paga per tutti con l’esonero (si fa spazio il nome di Danilo Pagni).  Avevamo avvertito, in tempi non sospetti, che pensare ad una passeggiata rigenerante sarebbe stato un grave errore. Chi sa di calcio, conosce bene certi meccanismi. Nessuna categoria (anche l’Eccellenza) può essere terra di conquista, specie con le problematiche che questa squadra ha dovuto affrontare. L’inizio è stato confortante, ma il rimbalzo fisico, in assenza di una preparazione pre campionato, sta facendo pagare il conto anche in virtù dei numerosi impegni ravvicinati. Questo organico non poteva dominare il torneo anche perché un limite è emerso evidente da subito: l’assenza di un elemento offensivo in grado di marcare la differenza. Più del portiere under inadeguato, più di un terzino sinistro di difesa di ruolo. Quei giocatori d’attacco che per il solo fatto di averli in rosa ti permettono di partire quasi sempre con un gol di vantaggio, preziosa condizione psicologica che destabilizza gli avversari. Nel mercato operato in pochi giorni c’era il rischio di pescare quello che si poteva pescare o che era permesso pescare. Il punto in tre partite deve far ingoiare la parola crisi con tutti i risvolti che ne derivano, accentuato da un percorso in trasferta che non è confacente ad una formazione di rango (due punti nelle ultime quattro partite). Ora si sta correndo ai ripari, Danucci ha fatto intendere che una valutazione più appropriata si potrà dare ad organico ultimato.  Ma le giornate passano, il torneo avanza e il calendario per il Taranto entra nel vivo. Non si vogliono sottovalutare i 21 punti in classifica, ma si doveva attendere il confronto con le prime tre del torneo (Brindisi, Bisceglie, Canosa) per capire la consistenza dei rossoblù, che deve essere analizzata tenendo a margine le diverse complicazioni. A Bisceglie poteva benissimo finire 0-0, ma si è compreso che nei rapporti di forza il Taranto non ha diritto di elevarsi sulla concorrenza, almeno per ora. Sottolineare le lacune, criticare il percorso recente è pertinente e doveroso. Ma ora l’errore più grande, conoscendo bene l’umoralità dell’ambiente, sarebbe quello di buttare tutto per aria. Sollevare isteriche reazioni non è esercizio ammissibile. E anche la società del presidente Ladisa è chiamata a richiamare tutti ad una maggiore compattezza. Ha deciso per un primo cambiamento non  proteggendo una scelta originaria, bensì pensando  di cambiare registro almeno nella specifica figura dirigenziale. Chissà magari nel contempo anche sul tecnico Danucci si potrebbero fare delle valutazioni. Le prime difficoltà (che erano attese alla luce di quanto citato in partenza) dovevano affiorare e vanno ora fronteggiate. La vetta è a tre punti, l’ingolfamento lassù è certificato. Basterebbe battere il Canosa per rientrare  pienamente in corsa. Chi pensava ad un campionato vinto già nel mese di febbraio, torni sulla terra. Saremo grati se il Taranto sarà capace anche di salire in Serie D con un punto di vantaggio all’ultima giornata. Sogni posticipati, il presente è da affrontare con sangue freddo, competenza e una sana capacità di risolvere i problemi, aspetti che devono prevalere sull’istinto perché non è tutto sbagliato quello che è stato finora. Appunto, bravo è chi coglie questa sfumatura.

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