CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Amaro in bocca e bruciore in varie parti del corpo. I due punti contro il Novoli, che poi sono da considerare quattro se ci aggiungiamo la gara contro il Toma Maglie, persi nei minuti di recupero, sono dettagli gravi per una squadra che ha l’ambizione di vincere un campionato.
La posizione di Ciro Danucci, dopo il doloroso triplice fischio finale, è stata vagliata dalla società attraverso una lunga riflessione. Panchina traballante, decisione davvero dura da prendere, ora che il mercato sta variando la fisionomia del Taranto, proprio nel momento in cui si va al cuore degli obiettivi di stagione. Giusto o no esonerare il tecnico di Carosino? Proviamo a mettere sui piatti della bilancia pro e contro di un’interruzione del rapporto che seguirebbe a quello del direttore sportivo Riccardo Di Bari, azzerando in questo modo la progettualità estiva di carattere tecnico del club di proprietà della famiglia Ladisa.
Perché sì – Un allenatore può essere il più bravo, il più preparato, il più lavoratore, ma dipenderà sempre dai risultati. E’ una legge (discutibile) del calcio scritta e scolpita nei manuali. Il Taranto è una squadra bella, ma poco pratica. Quando attacca piace, quando difende allarma. Mancano gli equilibri. E ora è a -5 dalla capolista Bisceglie. Danucci parla di carenza di personalità, ma quando una grande squadra subisce gol nei minuti di recupero (due volte per giunta in casa), allora viene il dubbio che non sia poi questa grande squadra in termini complessivi e che si vada fuori dai confini prettamente tecnici. Perché una grande squadra è tale anche per rigida forza mentale, perché volge l’episodio sempre dalla propria parte. Lo dirige, non lo subisce. E non avere ancora conferito questa corazza può essere un limite attuale dell’allenatore.
Un altro brocardo calcistico, molto in voga nel frasario degli ultimi anni, è che in una partita risiedano tante partite. La famosa lettura dei novanta minuti che in alcuni casi sembra sfuggire di mano a Danucci. Cambi a volte tardivi, umiltà limitata nel considerare che se non si è sostenuti da una condizione fisica adeguata, si fa fatica a coprire maggiori porzioni di campo in ripartenza. Blocco basso e copertura degli spazi, il Taranto non è capace di farlo. Manca palesemente questo attributo, specie in una categoria infima come quella di Eccellenza. Hadziosmanovic, caratteristiche difensive a parte, non si può far saltare in quel modo, ma l’errore forse è di chi lo ha tenuto in campo novanta minuti con una caviglia che, si è capito da subito, limitava l’esterno nei movimenti. Specie nella parte conclusiva.
Perché no - Sul piatto della bilancia vanno pesate le controindicazioni ad una mossa così dirompente. Ciro Danucci ha saputo dare una specifica vocazione offensiva alla squadra, un’identità precisa quasi obbligata dopo aver dotato l’organico di questa ricchezza in attacco. Quando si possiedono giocatori in avanti in grado di fare la differenza, appare quasi naturale proiettarla ciecamente verso la metà campo avversaria. E’ una filosofia quasi spiccia: attacco perché non sono in grado di difendermi adeguatamente. Aguilera otto gol in cinque presenze, Losavio quattro gol in sei presenze, i numeri parlano e non si segna per caso. Ed ora è arrivato Loiodice. E forse un domani ne arriverà un altro (Vuthaj?). Danucci, pur parlando diplomaticamente di equilibri, sa di avere una squadra da non ingabbiare o legare. Vincere con un gol più degli avversari può essere la strada. E se Castellaneta (Toma Maglie) e Milanese (Novoli) non avessero guastato i piani all’ultimo respiro, ora il Taranto sarebbe ad un punto dalla vetta.
Classifica che apre un secondo capitolo riferito al perché no all’esonero di Danucci: la tempistica. Stiamo entrando nella fase calda del torneo, il campionato malgrado la distanza di cinque punti dalla vetta è ancora in gioco e piuttosto lungo. Un esonero sarebbe quanto meno complicato da gestire alle soglie di un delicato incontro di Coppa Italia da non fallire: Coppa Italia che resta un obiettivo, ma che potrebbe in casi estremi diventare “l’obiettivo” di stagione del Taranto. E poi con un mercato aperto si potrebbe ancora correggere questa rosa, mosse in entrata che non possono esaurirsi al colpo dispendioso e a sensazione di Loiodice, ma che devono rispettare scrupolosi indirizzi come aumentare il ventaglio di under specie in zone strategiche (a metà campo) oppure puntellare la difesa, visto che i muscoli di Konate spesso fanno i capricci. Sostenere e rifinire, insomma, il progetto tattico di Danucci. Spetta alla società decidere. Con raziocinio e non d’istinto.