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Sporco e di qualità, ma questo Taranto deve tornare ad essere normale

Foto di repertorio (Studio Ingenito)

 
Chissà cosa si pensava al minuto 82 di Taurisano-Taranto con i leccesi saldamente al comando per 2-0. Anzi, lo possiamo intuire benissimo.

Lancio di qualsiasi (giustificato) impropero; messe al bando ogni velleità di risalita diretta tramite il primo posto finale in campionato; un concentrato di malessere per una squadra irriconoscibile e disarmante nell’incapacità di rendersi pericolosa. Ma il campionato di Eccellenza è anche questo. O forse dobbiamo smettere di citare la specifica categoria a corredo di qualsivoglia ragionamento. Il calcio è fatto in questa maniera. A volte, ma è bene non farsi ammaliare da questi benedetti eventi, si ottiene tutto senza rendersene conto, probabilmente avendo il solo merito di pescare nella profondità delle proprie risorse, le massime qualità rappresentative. Un gol al volo come quello di Loiodice non lo possono sfoderare tutti. L’assist dello stesso Loiodice non tutti sono capaci di tramutarlo in gol come ha fatto Losavio. E nel 3-2 firmato Di Paolantonio c’è il succo essenziale di un Taranto che quando avanza impetuoso, passa senza chiedere permesso. Non sappiamo quando ci sia di Panarelli in questa clamorosa rimonta, se le chiacchierate dei primi giorni abbiano toccato corde speciali.  Sicuramente si è accertato che i giocatori del Taranto remano in un’unica direzione e l’esultanza dopo il 3-2 ne è la testimonianza. Un successo simile, anzi, può scacciare le ultime scorie di un traumatico avvicendamento in panchina. Uno scatto di reni eseguito sul neutro di Ugento può essere l’abbrivio ideale per prepararsi alla supersfida contro il Brindisi, da superare in classifica in caso di nuova affermazione. Esaltarsi per gli ultimi otto minuti e far finta che gli altri ottantadue non siano mai andati in scena sarebbe un azzardo e oggettivamente fuorviante. Panarelli sa che ogni singolo dell’ultima partita va analizzato e da uomo saggio lo ha già affermato. Gli otto minuti, visti da un’ottica particolare, servono a capire che non sempre si può godere di simili ribaltoni, ma nello stesso tempo fa comprendere che razza di potenzialità abbia questa squadra se solo riannoda i fili della lucidità calcistica e mette in campo le proprie abilità tecniche. I primi ottantadue minuti devono essere utili per migliorare alcuni aspetti di gestione, saper accompagnare meglio la manovra, servire con dovizia gli attaccanti, fare in modo che gli scaltri avversari non approfittino delle ingenuità dei rossoblù. Attendere che il rendimento di qualche uomo chiave (Di Paolantonio su tutti) torni ad essere di prim’ordine come qualche settimana fa. Forse ha ragione Panarelli: consapevoli delle proprie forze, a volte bisogna sapersi sporcare le mani, tenendo bene in mente che purtroppo il risultato è sempre un aspetto maledettamente serio. Ci piacerebbe, anche, tornare a vedere un Taranto normale. Che non abbia bisogno di fare cose eccezionali per vincere. Ma, nelle ovvie difficoltà delle partite, produca soltanto quanto è nelle proprie corde. Ed è tanto, quegli otto minuti ne sono il manifesto più significativo.

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