CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Un albero imponente, spoglio negli addobbi, misero nei regali di contorno. Il Taranto inteso come entità calcistica vive il suo Natale e si accinge ad accogliere il 2026 come una proprietà dalle risorse sconfinate, dai progetti avveniristici, in una categoria calcistica penosa e con dei risultati che non sono per ora quelli previsti.
Restando nell’ambito sportivo, i sorrisi latitano, le incertezze prevalgono e soprattutto non si riesce a scrutare un futuro brillante. Da agosto, dall’inizio del nuovo corso societario, a Taranto si è vissuto in perenne ansia, valicando i limiti di velocità consentita in ogni ambito: costruzione di squadra e organigramma societario, ricerca del risultato in assenza di una preparazione precampionato adeguata, scelte di ordine tecnico rivedute e rinnegate, nuova ristrutturazione dell’organico secondo gli indirizzi del nuovo allenatore e del nuovo direttore sportivo. Restare in carreggiata, quando si viaggia a pedale perennemente pigiato, in presenza di ripetuti scossoni, può rappresentarsi avventuroso. C’è insoddisfazione, nonostante si sia fatto molto in termini di decisioni, scelte, investimenti. Solo chi fa, sbaglia. Poco importa cosa ci sia dentro quella scatola. Il gruppo che ha voluto far ripartire il Taranto calcio non pone quesiti sulla sua solidità, che è quello che interessa. A differenza della gestione precedente. Purtroppo un Taranto al giro di boa al quarto posto in campionato, all’interno di una griglia playoff tutta da sigillare, con una vincolante vittoria da ottenere per proseguire il cammino in Coppa Italia già il prossimo 8 gennaio, fa emergere critiche e criticità. Comodo a posteriori ritenere il cambio di allenatore improvvido (peraltro condiviso allora da buona parte della piazza, come ora del resto), facile sottolineare la differenza di fluidità di gioco tra una squadra che prima di incagliarsi, era anche arrivata in testa alla classifica e l’altra che, stravolta dal mercato, annaspa per piegare lo Spinazzola. Il credito di questa società, gli alibi sommari e sommersi prestati alla bisogna, vengono a consumarsi lentamente come la stagione che esaurisce ad una ad una le sue giornate. E’ una cruda realtà che va in qualche modo contrastata. Come? Il presidente o comunque la massima espressione societaria Vito Ladisa ha parlato giustamente di unità di intenti e di “stare insieme” durante la presentazione del piano industriale legato all’utilizzo strategico dello Iacovone. Dopo aver rivolto (è legittimo farlo per un imprenditore che mette mano al portafoglio) moniti decisi nei confronti dei giocatori, invitati a maggiore umiltà e impegno. Quei moniti, ancora più decisi, che i tifosi hanno agitato per scuotere un gruppo che dopo l’1-1 contro lo Spinazzola è scivolato a -9 dalla vetta della classifica. Alla fine la società pretende, i tifosi pretendono, solo i giocatori e lo staff tecnico con il loro carattere e le loro capacità devono trovare la forza per emergere e risalire. A meno di non ritenere questa squadra (non sembra il caso) più debole di quella smantellata nelle ultime settimane. Questo sarebbe un altro discorso. Quello stare insieme era rivolto anche ad altre componenti come quella degli organi di informazione. Piccola parentesi fuori dai denti. Dobbiamo uscire da questo equivoco che rimanda all’influenza dei giornalisti, secondo consuetudini che potevano valere venti o trent’anni fa. Purtroppo tale influenza è praticamente nulla nei tempi che viviamo (la comunicazione è cambiata), perché i giornalisti oggettivamente il più delle volte non incidono su nulla in termini di condizionamento. Evitando di scendere in ordini di qualità, inutile additarli come il male di tutto o quasi, il bersaglio più semplice. Soprattutto a Taranto dove una delle pratiche più diffuse è dare irrispettose lezioni ai colleghi, da pulpiti immaginari, come avvenuto anche di recente. Perdendo la sfera di osservazione. Miserie. Sul famigerato piano industriale, talmente accecante e impressionante per sforzo finanziario e attività da promuovere, possiamo solo attendere in termini di volontà e fattibilità. Abbiamo capito che per raggiungere lo scopo, ci vorranno diversi tasselli, tra cui il non smentito risultato sul campo. Immediato. Delle tre strade, una dovrà portare al traguardo. L’auspicio è che questa sosta possa davvero “tenere insieme” tutte le componenti, le prime da individuarsi all’interno di chi è parte attiva di questo progetto. L’input dovrà partire dai giocatori, dall’allenatore, dai dirigenti, coloro che alla fine decidono il destino di certi colori. Un famoso presidente americano del passato affermava che l’unico limite alla comprensione del futuro risiede nei dubbi di oggi. I dubbi, ora, ce ne sono tanti. Risolverli ad uno ad uno, restando risoluti con la barra dritta, senza intravedere nemici fittizi ad ogni angolo, è forse la chiave di tutto.