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Periodo dell’anno spartiacque, tendenza a stilare bilanci. Ma entrando nell’argomento Taranto calcio meglio non guardarsi indietro, preferibile analizzare il presente, scrutare quale futuro ci potrà essere.

Il 2025 o uno spezzone di esso, nell’auspicio di tutta la tifoseria rossoblù, dovrebbe essere cerchiato come quello della rinascita, della consapevolezza che anche nel nostro territorio programmazione e risultati sul campo possono convergere. Il lamento ricorrente negli anni precedenti si esprimeva nella ricerca di un gruppo solido che avesse a cuore le sorti calcistiche tarantine. Non può essere una metà di stagione altalenante, ricca di slanci e marce indietro, di comprensibili errori, a far maturare l’idea che non si possa costruire nulla di buono da queste parti. Il 2025 parte dal mese di agosto, prima è una landa desolante, mortificante, oggettivamente priva di paesaggio. Mesi (quelli pseudo giocati e quelli intrisi di attesa) che hanno prodotto disaffezione, collera e travaso di bile: gli stessi che emergono per muovere critiche a volte oltre l’eccessiva obiettività. Il tifoso ha diritto di fare il tifoso, nell’accezione irrazionale del termine, l’importante è che chi muove il timone sia sempre sul pezzo, perseguendo la strada maestra, senza farsi condizionare. I primi quattro mesi del nuovo capitolo dicono che il Taranto è in ritardo, ma si sta lentamente rinnovando per arrivare a destinazione in almeno una delle tre vie indicate dallo stesso massimo dirigente Vito Ladisa. Al momento la via del campionato appare compromessa e seriamente accidentata: nove punti di svantaggio dalla capolista Bisceglie, altre tre rivali davanti, quando si sono consumate già due gare del girone di ritorno, autorizzano a pensare che la squadra rossoblù dovrebbe vincere almeno tredici delle ultime diciassette giornate rimanenti, comprensive - meglio - di scontri diretti. La seconda opzione ristagna nel campionato e fa riferimento all’estenuante appendice playoff. Il Taranto cerca un migliore piazzamento possibile, come nella prima ipotesi il percorso dovrà essere sostenuto anche perché le concorrenti viaggiano forte, prima di perlustrare altri orizzonti. Nelle ultime sette gare i rossoblù hanno perso otto punti dal Bisceglie, cinque da Canosa e Brindisi, dato più allarmante sei dall’UC Bisceglie che soffia forte alle spalle. Si ricomincerà in notturna domenica 4 gennaio sul terreno del Polimnia, ancora senza il tecnico Panarelli in panchina la cui squalifica si esaurirà il prossimo 11 gennaio dopo il mancato accoglimento del ricorso. Tre giorni prima, questa è la terza via, si consumerà il primo snodo cruciale della stagione: il Taranto ha l’obbligo di battere il Gallipoli a Massafra per accedere alla finale regionale di Coppa Italia. Obiettivo ampiamente alla portata, ma si è compreso come il cammino del Taranto non viaggi unicamente per contenuti tecnici. Pensare alla Coppa Italia come un’ancora di salvezza privilegiata sarebbe un grave errore, tralasciando tutto il resto della polpa di stagione, con un campionato che, pronostici a parte, ha ancora tanto da scrivere. Queste prime fasi del 2026 dovranno misurare il grado di unità di intenti dopo la percettibile frattura tra tifosi e squadra, acuita nel post Taranto-Spinazzola. A differenza del comparto societario che continua a godere di estrema fiducia. Questa è la grande chiave, diversità sostanziale rispetto al recente passato. La proprietà sta facendo tanto, non sempre con i giusti risvolti (le scelte estive sono già state contraddette), ma fa. Spende, non lesina sullo sforzo finanziario. Forse oltre al calcio, c’è una visione complessiva che fa gola, ma anche in Eccellenza e con gli scenari legati ai Giochi del Mediterraneo, al pieno utilizzo dell’ammodernato stadio Iacovone, bisogna sbilanciarsi e far andare quanto meno di comune accordo, passione sportiva e interesse economico. Davvero è complicato capire che 2026 sarà per i colori rossoblù. Forse il bello risiede proprio in questo.

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