CRONACHE TARANTINE
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Assumere un pareggio come una tragedia o capire e trovare le soluzioni. Le strade da intraprendere dopo la falsa partenza del Taranto in campionato sono due.
Oppure, per paradosso, possono essere idealmente percorse entrambe. Perché si era detto che in questa stagione ogni pareggio avrebbe assunto il valore di una sconfitta, perché dopo una partita appare abnorme farsi prendere dalla rassegnazione o dal nichilismo più spiccio. In cima a tutto, però, c’è una constatazione: nessuno (o in pochi) si aspettava un pareggio della squadra più blasonata, che ha speso più di tutti sul mercato, che ha le individualità più marcate contro una neopromossa che fa calcio a 11 da quattro anni come il Cosmano Foggia. L’aggravante è che non è bastato nemmeno un doppio vantaggio per assicurarsi i tre punti. Ed è un nonsenso se si spulcia l’organico e si individuano dieci elementi con età superiore ai 30 anni. Quale migliore occasione per mettere sul tavolo l’alto tasso di esperienza a vantaggio. Bisogna saper gestire mentalmente o con il gioco: invece nel finale chi ci credeva di più erano i foggiani. Con adeguato distacco, sezionando soprattutto l’ultima mezzora il 2-2 non è un risultato fuori dall’ordinario. Il tecnico Giuliatto aveva affermato alla vigilia. “Vincere la prima gara sarà determinante per il prosieguo”. Non si è vinto. Quindi? I tre punti, al di là del significato fattuale e simbolico, avrebbero assunto valore sul piano psicologico. Si viaggiava da subito al ritmo delle migliori e si annullava di colpo la penalizzazione. Si possono trovare le differenze anche tra un pareggio senza penalizzazione o con -2 di partenza. Ora c’è da rincorrere, ma quello che spaventa è che dalla passata stagione pare non si siano attinti i giusti insegnamenti. Se alcuni giocatori rossoblù a fine gara hanno affermato che sul 2-0 “hanno smesso di giocare” oppure “che bisogna gestire meglio le partite”. Se il tecnico sovrappone che “mentalmente si è staccata la spina” allora uno si domanda a cosa serva aver puntato così smaccatamente su giocatori che per curriculum e trascorsi anche in campionati superiori dovevano soffocare ogni velleità altrui. Speriamo che i frutti si vedano più in là. Se, per caldo e condizione fisica, si soffre, allora i tre punti dovevano essere portati a casa con trucchi del mestiere, capacità di lettura, personalità. Sottocartelle della cartella esperienza. Il poeta diceva “non bisogna farne un dramma”. E drammi non se ne devono fare, anche perché se alle prime difficoltà si imbocca la via della paranoia, allora il problema sono ironicamente davvero questa piazza, questi tifosi, questi colori. I giocatori (la presentazione double face di pochi giorni fa ne è stata una testimonianza) sanno dove sono arrivati. Un altro conto è davvero sopportare il peso del pronostico, comprendere immediatamente che questa non è per questo ambiente l’anno 1 di Eccellenza. Fortunatamente si torna in campo tra poche ore: prima a Spinazzola e poi sul campo del Polimnia, due trasferte in quattro giorni. Meglio mettersi di buzzo buono e prendere confidenza con le vittorie. Con esperienza, con tecnica, con organizzazione. Il Taranto sa di avere tutte queste componenti.