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Foto SSTarantoCalcio.it

 

Leonardo Taurino, 31 anni, è tornato a Taranto, lui nativo di Paolo VI, dopo un lungo percorso iniziato proprio nel settore giovanile rossoblù agli inizi degli anni dieci. Cosa ricordi di quegli anni?

 

“È stato un periodo bellissimo, il Taranto era una squadra top che aveva un grande seguito. Era la squadra, tanto per intenderci, della vittoria sul campo in Lega Pro sfumata solo per il -7 in classifica. Anche il settore giovanile era di ottimo livello. Io feci un passo importante: sotto età passai dagli Allievi Nazionali alla Berretti allenata da Pettinicchio. Come compagni di squadra c’era Vicari che poi ha anche giocato in Serie A con la Spal”.
 
Quindi nessuna possibilità di strappare una convocazione in prima squadra o di avere una chance di andare panchina in quella stagione…
 
“Era molto piccolo e poi il Taranto si giocava il campionato, non sarebbe stato semplice. Però essere vicino a quell’ambiente era già appagante”.
 
C’è il passaggio alla Ternana per il primo grande salto della tua carriera…
 
“In una gara di Allievi Nazionali incrociai proprio la Ternana e in quella partita il direttore Cozzella mi mise gli occhi addosso. Era una grande possibilità, non pensavo in quel momento al Taranto. Quel sogno di vestire il rossoblù era stato accantonato, ci fu la vicenda del fallimento e le strade si separarono. Anche se la voglia di tornare c’è sempre stata nonostante la delusione di quella vicenda. Alla Ternana ritrovai Guido Di Deo, un pilastro della formazione umbra, che mi spiegò bene quei mesi vissuti in prima squadra”.
 
Alla Ternana è stato il momento più alto in cui ti sei sentito un calciatore vero?
 
“Direi di sì. L’esordio in Serie B è stata una botta di autostima notevole, mi ha fatto credere che potevo fare bene. Direi che quell’Entella-Ternana la posso mettere sullo stesso piano dell’esordio di Maglie di domenica scorsa con il Taranto: i due più bei giorni vissuti da calciatore”.
 
Come nasce il tuo ritorno in rossoblù?
 
“Avevo una trattativa avviata con il Bisceglie, sembrava tutto fatto. Poi ho firmato per motivi di vicinanza a Fasano convinto dal direttore Montervino, volevo comunque stare a pochi passi da casa perché mia moglie aspetta una bambina. Sappiamo bene cosa è accaduto a Fasano, sono rimasto fermo, fino a quando non si sono incastrate tutte le condizioni per firmare con il Taranto. Da entrambe le parti c’era la volontà di concludere l’accordo”.
 
Impressioni sulla squadra e il campionato…
 
“Non conosco bene il campionato di Eccellenza quindi aspetto per dare un giudizio più profondo. Noi con questo gruppo squadra e con questo staff dirigenziale non solo possiamo, ma dobbiamo vincere il campionato. Io da tarantino avverto una responsabilità in più. Mi sono accollato questa pressione, ma me la voglio prendere volentieri e non mi tiro indietro”.
 
Come ti immagini l’esordio allo Iacovone?
 
“Sono sincero, non ho ancora visto lo Iacovone dall’interno. Non sono andato alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo perché in quel periodo cominciavo a capire che potevano esserci margini per un mio ritorno a Taranto. Ho voluto dare retta al destino: ho pensato che sarei entrato allo stadio da calciatore del Taranto. Come me lo immagino? Mi auguro sia una bolgia, un carico di adrenalina speciale. Conosco bene la piazza e i tifosi ci stupiranno. Certo, potrebbe essere un’arma a doppio taglio tutto questo entusiasmo, ma bisogna saper gestire bene le emozioni e isolarsi dal contesto”.

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