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Foto Studio Ingenito

 
Antonio Guastamacchia, a mentre fredda, che spiegazione si può dare alla sconfitta di Canosa?

“In verità dobbiamo ancora smaltirla del tutto, è stata una sconfitta che ci ha fatto male, soprattutto il punteggio di 3-0 è stato molto pesante e siamo i primi a riconoscerlo. Ma penso anche che la partita sia stata più equilibrata di quanto abbia detto il punteggio finale. Alla fine c’è stato un episodio determinante anche se non voglio cercare alibi. Noi ci prendiamo le nostre responsabilità e ci assumiamo le colpe della sconfitta. È anche vero che non dobbiamo farci prendere dalla negatività, siamo alla settima giornata e il campionato è molto lungo”.

Alla fine forse le cose sono più semplici di come vengano descritte. Una sconfitta a Canosa, contro una squadra più avanti nel progetto tecnico, ci poteva anche stare…

“Certo, ci può stare in questo momento. Noi stiamo lavorando da appena 25 giorni con il nuovo allenatore, inoltre abbiamo avuto diverse gare ravvicinate e il tempo di lavorare non è stato molto, anche con la Coppa Italia in mezzo che non ci ha aiutato. Dico anche che ci sono stati passi in avanti per quello che ci chiede l’allenatore, anche nella stessa partita di Canosa. Ora dobbiamo restare uniti e lavorare più forte. Fare in modo che questo ko ci tiri fuori la giusta motivazione”.

Sette punti dallo Squinzano sono già tanti o sono una distanza recuperabile?

“Il distacco c’è, ma non deve essere sentenza, io penso che ci sia tutto il tempo per recuperare. È chiaro che non dobbiamo sbagliare e cercare un filotto di vittorie per risalire”.

Giusto non farsi prendere dalla negatività, ma c’è un aspetto positivo a cui appigliarsi in questo momento?

“Nonostante tutto il gruppo resta tranquillo, il tecnico ha idee chiare e ci sta trasmettendo una mentalità precisa. Noi dobbiamo solo dimostrare il nostro valore, perché sappiamo di essere forti. Il tempo a disposizione è poco, non ci resta cercare di vincere più partite possibili”.

Forse uno dei problemi del Taranto e di Taranto risiede nella perenne difficoltà a calarsi in questa categoria…

“Non credo sia questo il problema. È evidente che Taranto non ha nulla da spartire con l’Eccellenza, lo dice la storia alle spalle di ben altre categorie disputate. C’è una società che non ci fa mancare nulla. Noi giocatori sappiamo che dal momento in cui si viene a Taranto, si sa di accettare una sfida precisa con i pro e i contro. La piazza mette addosso chiare responsabilità, non è come giocare in altre squadre, la maglia che si indossa pesa e va onorata. Il nostro dovere ora è restare uniti, chiuderci in una sorta di bolla e pensare a lavorare”.

Forse contro l’Ugento non ci saranno dodicimila spettatori, la sconfitta contro il Canosa ha spento un po’ di quell’entusiasmo. Come si immagina il ritorno allo Iacovone?

“Ci sarà rammarico e delusione e lo comprendiamo come gruppo. Ma sono gli stessi sentimenti che proviamo noi. Io voglio lanciare un messaggio: abbiamo bisogno della nostra tifoseria, con il loro apporto si potrà ripartire più forte”.

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