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Foto Studio R. Ingenito

 
Canosa è alle spalle, annullato l’handicap, tutto come prima. Ma il Taranto rincorre ancora e la classifica in vetta si accorcia.

Il successo sull’Ugento, però, ha connotati precisi. È lo specchio di un nuovo corso tecnico, generata dalla lunga mano del direttore Montervino. Non solo Lupo e Taurino, giunti a torneo già scattato. L’undici iniziale dell’ultimo turno ha visto un intero settore di centrocampo rivoluzionato. Dentro Bonavolontà, l’olandese Eijgenraam (che ha stregato davvero tutti se dopo tre allenamenti gli è stato proposto un triennale) e Falzerano (migliore in campo contro i giallorossi salentini). Fuori Skoric e Angiulli titolari nella gara di esordio contro il Cosmano Foggia, ugualmente in tribuna Di Paolantonio che l’anno scorso era il faro-regista della squadra. Si dice che siano fuori dal progetto, si afferma che torneranno utili fino a quando il Taranto sarà impegnato nel doppio impegno della Coppa Italia. Montervino nella sua presentazione affermò che i cambiamenti sarebbero stati graduali, non parlò di rivoluzioni, fu onesto nel sottolineare che il Taranto fosse forte, ma che non lo avrebbe allestito in quella maniera. Sicuramente la direzione appare chiara, anche se non sempre la visione risulta trasparente. Losavio, fresco di prolungamento di contratto, è rimasto in panchina novanta minuti. Le ragioni tecnico-tattiche hanno sempre un peso rilevante, ma il quadro non è del tutto comprensibile. Il Taranto ha battuto l’Ugento davanti ad oltre seimila spettatori, giusto la metà della serata magica del 27 settembre scorso, pur sempre un numero spropositato per la categoria. Piccolo appunto ironico, ma non troppo. I tifosi prendevano sorridenti la via dello stadio Iacovone desiderosi di vivere un pomeriggio di festa, bardati e orgogliosi del proprio tono di colore rossoblù. E ci mancherebbe, se fosse sempre così sarebbe una bella inversione di tendenza culturale, ciò che una gara di calcio dovrebbe sempre rappresentare idealmente in termini di puro divertimento. Ma forzando nel discorso, il tutto finisce con lo stridere e spaventa alquanto, cozzando con la realtà che si vive un po’ tutti. Il tifoso rossoblù è davvero felice di vedere una partita di calcio di Eccellenza con il Taranto protagonista? Sembra di sì. E questa è la trappola in cui noi tutti tarantini siamo stati catturati, ancora di più in questa seconda stagione di purgatorio. In altri tempi si sprigionava energia pura per assistere ad una sfida di Serie B o di C di alto spessore. Con uno stadio da Serie A (definizione del tecnico dell’Ugento, Oliva), con una società dal così ampio potenziale economico, con una città di quasi duecentomila abitanti, si vive nettamente fuori contesto e la confusione impera anche inconsciamente, spaventa quasi. Trincerati in Eccellenza senza quasi rendersene conto, avvolti in un ambiente di ben altro tenore in termini di categoria. Il tranello più infame è quello di abituarsi ad un Taranto-Ugento con oltre seimila spettatori. E poi farne anche un vanto. L’osservazione sorgerebbe spontanea: cosa si può fare altrimenti? Nulla, solo una constatazione. Spetta alla proprietà, allo staff tecnico e alla squadra uscire da questa melma, sbagliando il meno possibile e arrivando all’obiettivo (Serie D) che alla fine sarebbe comunque un po’ più che consolatorio. Il patron Sebastiano Ladisa era regolarmente in tribuna. La minaccia di non presenziare alle gare casalinghe è rientrata. Giusto così. Quella dello Iacovone, inteso come impianto, è un’altra partita. Non sappiamo quanto avvincente, ma una contesa che dovrà avere un esito irrituale. Al fischio finale, alla soluzione dell’intricata vicenda, i protagonisti in causa dovranno uscire tutti vincitori.

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