CRONACHE TARANTINE
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Angelo Bonavolontà, dopo otto anni Taranto che giocatore ha ritrovato?
“Sicuramente un giocatore più esperto. Otto anni fa era la prima stagione per me nel mondo dei “grandi”, era la prima volta che la domenica il risultato pesava. Sono entrato in punta di piedi, ma come ho fatto anche ora, dipende dal mio carattere. Ora sono arrivato in corsa ed è stata una novità, non mi era mai capitato di cambiare squadra durante la stagione. Ma non ci sono stati problemi, ho trovato un’ossatura forte come gruppo che mi ha accolto bene”.
Come otto anni il tuo arrivo è dipeso molto dalla volontà del direttore Francesco Montervino…
“È stato il primo ad avermi contattato e per me è una doppia responsabilità: voglio fare bene per il Taranto, ma nello stesso tempo non far pentire il direttore di questa scelta. Potevano arrivare cento giocatori, lui ha scelto me ed è questo un motivo di orgoglio”.
E dopo otto anni Angelo Bonavolontà che Taranto ha ritrovato, inteso come ambiente…
“L’ambiente è sempre lo stesso, forse ancora più caloroso per la presenza del nuovo stadio. Certamente i tifosi vengono da una serie di batoste come la sconfitta in finale l’anno scorso, ma anche per quello che è avvenuto poco prima: non è stato semplice fare un quarto di finale playoff in Serie C e poi ritrovarsi di colpo in Eccellenza. La nuova proprietà sta facendo sforzi enormi, c’è un’organizzazione che non ho riscontrato in cinque anni di Serie C. Per noi giocatori non ci sono alibi”.
Visto che siamo in tema di paragoni, differenze tecniche tra Serie D e Eccellenza…
“Sono arrivato da pochi giorni e devo conoscere meglio il girone, ma a Canosa non sembrava una partita di Eccellenza sia per il valore della squadra avversaria che per l’atmosfera che si respirava in campo e fuori. E anche contro l’Ugento non è stato semplice. Ormai tutte le squadre, in tutte le categorie, sono preparate, tutti conoscono tutti. Sono rimasto meravigliato dall’assenza di tatticismi, ogni squadra prova a proporre gioco”.
Centrocampo a due o a tre, Bonavolontà dove si trova a suo agio?
“Partiamo con il dire che a Taranto ci sono centrocampisti molto forti e giocare con loro è più facile. A tre o a due cambia poco, se il tecnico mi dice di giocare in porta mi adeguo e lo faccio. Voglio dire che dove decide io ci sto, cerco di dare il meglio. Regista o mezzala, va bene uguale. Ero reduce da un mese molto sportivamente molto travagliato, mi serviva questa botta di energia”.
Energia che arriva a livelli massimi quando si entra allo stadio Iacovone. Mi descriva le sue emozioni…
“Come quando porti un bimbo al parco giochi. L’impatto è stato incredibile. Otto anni fa era bellissimo comunque. Era un impianto in cui si respirava storia. E poi si giocava davanti a 5.000 spettatori di media. L’anno scorso mi è capitato di transitare quando era in fase di ristrutturazione e pensavo che magari un giorno mi sarebbe piaciuto giocarci. E la chiamata è arrivata. Mi è venuto un colpo quando ci sono entrato la prima volta ed era vuoto. Figurarsi il giorno della partita”.
Passiamo al campionato. Impressioni?
“Sarà un torneo combattuto. Per noi domenica contro l’Ugento non è stata una gara semplice. Ma se pensiamo alle sconfitte di Squinzano e Canosa si intuisce che non c’è nulla di scontato e questi risultati rendono l’idea della complessità del campionato. In più tutti contro il Taranto vogliono fare la loro figura e questo aumenta la difficoltà. Ma noi siamo pronti ad affrontare al massimo ogni gara”.